L’uomo che scivolava sugli arcobaleni

Testo di: Antonio Bauleo

In un tempo non molto lontano, c’era – e c’è ancora – un uomo strano che sognava un mondo migliore e felice.

Gli abitanti del suo pianeta erano uomini dai grandi piedi: correvano sempre e avevano sviluppato dei piedi enormi, che permettevano loro di muoversi sempre più veloci. Il tempo correva e il pianeta era sempre più brutto: gli uomini dai piedi grandi, correndo di qua e di là, calpestavano ogni cosa, trasformando la terra fiorita in un arido deserto.

Quell’uomo era diverso: preferiva guardare il cielo, seduto su una grande valigia. Lo guardava così spesso che i suoi piedi  erano divenuti piccoli piccoli, costringendolo a camminare sulle punte.

Un giorno l’uomo strano decise di abbandonare il suo sogno: niente mondo felice! Guardò il cielo per l’ultima volta, con gli occhi velati dal pianto. Pioveva. Il cielo piangeva insieme a lui. Ma improvvisamente una goccia cadde dal cielo, mescolandosi con le sue lacrime, poi cominciò a risplendere e generò un bel fascio di luce colorata, simile a un ponte.

“Chissà se riuscirò a camminare su questo ponte di luce?” si domandò l’uomo strano e tentò. Nonostante i piedi minuscoli, scoprì che poteva scivolare da una parte all’altra dell’arco. Quando atterrò, scoprì che poco più avanti era nato un altro ponte di luce, e poi un altro e un altro ancora.

L’uomo strano chiamò quei ponti “arcobaleni”, perché avevano la forma di un arco e perché spuntavano qua e là all’improvviso, in un baleno; cominciò a scivolare da un arcobaleno all’altro, portando sempre con sé la sua valigia.
Ovunque atterrasse, cercava ciò che era rimasto di bello e lo riponeva con cura nella sua valigia. Era così impegnato nel suo lavoro che presto dimenticò la tristezza e la solitudine.

Quando la valigia fu troppo pesante per trasportarla, la lasciò ai piedi di un arcobaleno. Dopo ogni viaggio, tornava a riporre i suoi tesori nella valigia, che crebbe sempre di più.

Un giorno, scivolando su un ponte di luce, atterrò in una radura piena, anzi, pienissima di uomini dai piedi grandi. Non riuscivano più a muoversi: i loro piedi erano diventati troppo grandi, troppo pesanti. Fissarono esterrefatti quell’uomo strano, che attraversava gli arcobaleni alla ricerca di qualcosa di bello. Lui camminò lentamente, si guardò intorno con gli occhi di un bambino, poi si chinò, raccolse qualcosa e se ne andò, così com’era arrivato.

Da allora, nessuno di loro ha più visto l’uomo strano. Forse, col tempo, è cresciuto o forse, dopo gli arcobaleni, ha imparato a viaggiare da una stella all’altra e adesso attraversa l’Universo da un capo all’altro.

Sul loro pianeta, gli uomini dai piedi grandi raccontano ancora storie su quell’uomo strano, che viaggiava in compagnia della luce. Alcuni di loro hanno smesso di correre e fissano il cielo, sperando di rivederlo dopo la pioggia. I più coraggiosi addirittura, hanno provato ad attraversare un arcobaleno, proprio come lui.

Qualcuno afferma di aver trovato una grossa valigia ai piedi di un arcobaleno e va in giro per mostrarla a tutti, pieno d’orgoglio, certo che si tratti della valigia dell’uomo strano. La verità è che non sapremo mai se ha torto o ragione perché in fondo, una valigia vale l’altra. È ciò che contiene a fare la differenza.