Viaggiare con i bambini: i nostri consigli

Viaggiare con i bambini: si può? Si deve!

Cinque buone ragioni per viaggiare con i nostri figli. Parola di mamma globetrotter.

 

Con i bambini, si viaggia due volte

Spesso, al pensiero di doverci muovere con i bambini, ci assale l’ansia. Si affaticheranno? Si stancheranno? Il cibo andrà bene? Dormiranno? E se si ammalano?
Sono tutte domande che mi sono posta anche io, quando ho iniziato a viaggiare con i miei figli.
Sono sempre stata un’amante dei viaggi e, per lavoro e per passione, ho girato molto negli anni.
Quando ho saputo che aspettavo il mio primo bambino, ho pensato che, compatibilmente con il mio stato di salute e le esigenze del piccolo, avrei cercato di non smettere. E così è stato.
A volte brevi escursioni, a volte spostamenti più impegnativi su e giù per il mondo. Abbiamo scelto di non fermarci e di costruire percorsi adatti da condividere con il piccolo esploratore.
Pian piano la famiglia si è allargata ed è arrivata anche una sorellina che si è aggiunta al nostro gruppo di giramondo. Insieme siamo stati negli Usa, alle Hawaii, nei Caraibi e in Centro America, in Colombia, Israele e molti luoghi in Europa ed in Italia.
La nostra decisione ci ha sempre ripagati della fatica, perché, sarebbe ipocrita non dirlo, viaggiare con i bambini può essere impegnativo e a tratti faticoso.
In tanti mi chiedono come facciamo a gestire i piccoli, che oggi hanno 5 e 3 anni, nei nostri spostamenti, come affrontano i fuso orari, se hanno problemi con il cibo.
Noi ci siamo sempre organizzati in modo tale da tarare il viaggio e gli spostamenti sulle loro esigenze, rallentando un po’ le tabelle di marcia e scegliendo strutture family friendly.
Questa scelta ci ha sempre ripagati, insegnandoci una grande lezione: con i nostri piccoli accanto, si viaggia due volte, perché alla nostra visione di luoghi nuovi e sconosciuti si aggiunge ciò che vedono i loro occhi: le loro curiosità, le loro domande, la loro luce ci arricchiscono ogni volta.
Chiaramente quella dei nostri viaggi è un’esperienza totalmente personale: ogni famiglia e ogni bambino è un caso a sé.
Mi sembra però utile raccogliere qui un po’ di spunti per l’organizzazione di un viaggio che possa accontentare grandi e piccini.

 

Regola numero uno: diamoci regole flessibili

Avere dei figli e godersi lo spettacolo del mondo: è possibile!

Normalmente, durante la routine quotidiana, tendo a organizzare la giornata secondo schemi abbastanza rigidi, almeno per quanto concerne la nanna e la pappa.
Diverso è il discorso quando siamo in giro. Soprattutto durante gli spostamenti, in fase di partenza o arrivo, spesso è difficile mangiare ai nostri soliti orari o far fare il meritato pisolino ai piccoli.
Il consiglio è, laddove possibile e soprattutto se si viaggia in aereo, muoversi con largo anticipo nella prenotazione: si riusciranno a trovare offerte anche per gli orari un po’ più comodi, evitando la levataccia all’alba o il rientro a notte fonda.
Se la fortuna non ci assiste, niente paura: basta organizzarsi.
Qualche esempio: quando mi sposto tengo sempre in borsa piccoli spuntini leggeri, ad esempio le gallette di riso che mi aiutano a tamponare il languorino in attesa di arrivare al ristorante o in hotel.
Se il viaggio ha comportato una sveglia anticipata o un arrivo in serata, cerco sempre di dedicare una mezza giornata al relax.
In linea di massima, con i bambini bisogna calcolare tempi più lenti per le visite e piccole soste di tanto in tanto. Ma è anche un modo per rallentare noi ed imparare a goderci il viaggio.

Regola numero due: noalla noia!

Impariamo l’arte dell’intrattenimento con piccoli trucchi. Non dico di trasformarci tutti in provetti animatori, ma qualche semplice gioco ci aiuterà a trascorrere più velocemente il tempo in viaggio, evitando il classico “Quanto manca?” ripetuto ogni cinque minuti.
Lo ammetto: otto/dieci ore di volo con due bambini piccoli sono lunghe.
Per evitare o ridurre i momenti di crisi, di solito chiedo loro di preparare prima della partenza uno
zainetto in cui mettono le cose che vogliono portarsi dietro durante la vacanza.
Chiaramente ci sono delle regole su questo: un numero limitato di giochi ed un ingombro adeguato.
E’ importante che, anche dall’altra parte del mondo, qualche punto di riferimento ci sia: ben vengano dunque il pupazzetto per la nanna preferito, un quadernino per colorare, un libretto da leggere e qualche giochino.
Se viaggiamo in macchina tendiamo a partire di notte oppure a dividere in almeno due tappe il viaggio.
E’ vero che magari si perde un giorno di vacanza, ma lo si guadagna poi all’arrivo perché i piccoli sono più sereni. I voli rappresentano un capitolo a parte: i bambini vengono rapiti da tutto ciò che succede a bordo.
Noi spesso utilizziamo le riviste di bordo come giochi: guardiamo le rotte e le foto dei Paesi lontani, fantastichiamo sui luoghi che vedremo. E poi, una volta decollati, cogliamo come pretesto ciò che vediamo fuori dal finestrino per inventarci qualche gioco-storia: le forme delle nuvole, chi vive sulle montagne, etc …

 

Regola numero tre: coinvolgimento

Non si è mai troppo piccoli per imparare. I miei figli hanno iniziato a viaggiare che nemmeno avevano il dono della parola. Ora che sono cresciuti durante il viaggio racconto loro cosa andremo a vedere, gli mostro foto dei luoghi che visiteremo e, compatibilmente con i loro interessi e l’età, un pochino di storia.
Mi sono accorta che, per quanto piccoli, si interessano alla storia dei luoghi che vedono: mi hanno chiesto, solo per fare esempi recenti, perché a Berlino c’è un muro tutto colorato o a Pisa una torre un po’ sbilenca.
Senza diventare tutti esperte guide turistiche, possiamo prepararci prima della partenza un breve programma delle cose da fare, sfruttando l’esperienza dei numerosi blogger sul web e dei siti specializzati.
Con mio marito siamo soliti ritagliarci una sera un paio di giorni prima della partenza, se si tratta di un viaggio breve, o un pochino prima, se il viaggio è più lungo, per impostare un programma di viaggio in cui inseriamo visite a luoghi di nostro interesse intervallati a momenti dedicati al gioco.
Individuiamo sulla mappa le diverse mete da visitare, studiandoci il modo di ottimizzare gli spostamenti.
Con i miei figli faccio un gioco: prepariamo una specie di mini album, comprando qualche cartolina o prendendo qualche appunto, che poi loro al rientro portano all’asilo. D’accordo con la maestra, ovviamente.
E’ un modo per condividere l’esperienza con i loro amici e farli partecipare alla gioia del viaggio.

Regola numero 4: no alle paure

E se si ammala? E se non mangia? E se patisce il fuso orario? Noi mamme siamo abituate a porci mille interrogativi. Ed è vero, con i bambini piccoli sono tutte leciti.
Io ho viaggiato sia durante l’allattamento sia durante lo svezzamento. Ho spesso scelto gli Stati Uniti e l’Europa in queste prime fasi, sapendo che avrei trovato prodotti simili a quelli che i bambini mangiano in Italia e un servizio sanitario di prim’ordine.
Dopo l’apprensione del primo viaggio, ho imparato che all’estero potranno succedere le stesse cose che capitano qui: febbre, tosse o a volte gastroenterite.
Premesso che sono stata sempre fortunata e che i miei bambini non si sono mai ammalati in viaggio, al netto di un po’ di raffreddore dovuto all’aria condizionata, per scrupolo giro con una busta contenente tutte le medicine base (tachipirina, un antibiotico ad ampio spettro, propoli e sciroppo omeopatico per la tosse, collirio). Ho anche, e questo gioca a mio vantaggio, la fortuna di avere una super Pediatra, reperibile e disponibile anche quando siamo lontani.
Se l’ansia è troppa, non roviniamoci le vacanze: iniziamo da piccoli viaggi, per poi gradualmente nel tempo orientarci verso mete più lontane.atene

Regola numero 5: nessuno è perfetto, quindi rilassatevi.

Il bello di viaggiare con i bambini è che ti insegnano a reagire in modo diverso agli imprevisti.
Se da soli ci saremmo angustiati per aver saltato qualche tappa nella tabella di marcia, ora viviamo il momento e la gioia di vedere insieme nuove cose.
Sinceramente è una filosofia di vita che applico anche quando sono a casa. Mi è capitato di andare a vedere mostre accompagnata da mio figlio di cinque anni e di fare insieme il percorso didattico dedicato ai bambini. Ovvio, non ho visto con la stessa attenzione tutte le opere, ma insieme ci siamo ugualmente divertiti.
Credo che lo stesso valga per i viaggi. A volte altre mamme mi dicono: ma non conviene aspettare quando saranno più grandi? Credo che dipenda da ciascuno di noi e non ci sia una risposta univoca.
Io sono stata felice di aver condiviso la mia indole globetrotter con i miei figli. Al di là del piacere di aver continuato a fare una cosa che mi piace, viaggiare, e della gioia di averlo fatto con loro, credo di aver condiviso delle esperienze che li hanno resi aperti e curiosi verso il mondo che li circonda.
In ogni caso, se decidiamo di fare un viaggio con i nostri figli, la regola numero 5 è la prima da ricordare: nessuno è perfetto e ci sarà sempre qualcosa che lasceremo a casa. Impariamo ad accettarlo ed accettarci. Il viaggio è anche questo.

Alessia De Falco