Impariamo dai bambini a vivere nel presente

Capita, da adulti, di sentirci un po’ troppo complicati: quasi come se indossassimo abiti eccessivamente pesanti, acconciature troppo elaborate o scarpe strette … Allora si torna indietro con la memoria e ci si ricorda di quando eravamo bambini: il problema dell’apparire era trascurabile e i pensieri erano “in grande”, ma ancora “piccoli”.

Ricordate quel che diceva Pascoli quando descriveva il fanciullino che alberga in ognuno di noi? Dovremmo provare a riscoprire quel “bambino che continua a rimanere tale anche quando ingrossiamo e arrugginiamo la voce, anche quando – una volta adulti – siamo occupati a litigare e a perorare la causa della nostra vita”.

Vivere nel presente significa riscoprire il nostro “spazio magico”

Da bambini, non sentiamo il passato o il futuro: nel gioco, nei piccoli impegni quotidiani, il focus è sul presente. La mente si arricchisce e si sviluppa nell’esperienza del qui ed ora che diventa improvvisamente magico. Nel crescere, nel plasmarci su modelli standard, ci autocostringiamo a pensare a ciò che è stato o che sarà. La dimensione del qui ed ora, della felicità per il momento presente, diventa un lusso che non possiamo concederci.

La mente si sviluppa, si arricchisce, i sensi iniziano a scivolare lentamente in secondo piano, il cervello diventa la nostra priorità, il nostro biglietto da visita. E così quel bambino libero che eravamo muore, muore per sempre … O no?

Torniamo “fanciullini”: togliamo i nostri abiti mentali

Eppure sarebbe così prezioso riscoprire quel fanciullino che è in noi, che è flessibile, che sa scoprire le cose nelle somiglianze, ma anche nei cambi di prospettiva, riuscendo a scavalcare i meccanismi ovvi e scontati delle logiche adulte.

Nel fanciullino che è in noi c’è poco spazio per superstizioni, credenze, condizionamenti ambientali, familiari, culturali, religiosi. A noi che cosa è rimasto di tutta questa freschezza?

E’ come se, per ogni stagione della nostra vita, indossassimo un abito mentale, coprendoci sempre di più, nascondendoci. Dobbiamo provare a osservare i bambini, prendendo spunto da loro: giocando riescono a creare un mondo incantato, un “non luogo” in cui non valgono più gli schemi della comunicazione tradizionale né i paradigmi mentali degli “adulti”.

E’ uno spazio magico e privato, che tuttavia può essere aperto a chiunque chieda di partecipare sottostando alle “non regole” del gioco. Pensateci: se lasciati liberi, i bambini possono restare per ore in silenzio o comunicare usando strani linguaggi per noi privi di significato apparente.

Così, anche senza saperlo, il bambino mette in atto, grazie alle dinamiche del gioco quello che gli antichi greci chiamavano “eudemonismo”, cioè la ricerca della felicità. Ma lo fa in maniera spontanea, libera, senza “pensare” a quello che sta facendo.

SPUNT_ESERCIZIO: tre attività per tornare bambini (almeno per un po’)

A volte ci viene la tentazione, guardando i bambini, di capire che cosa fanno nel loro mondo segreto, chi sono i loro amici, come funzionano i loro giochi: nella stragrande maggioranza dei casi, un bambino ci risponderà con una bugia. La verità è questa: non possiamo, né dobbiamo, capire. Il nostro errore è proprio nel tentare di capire, quando dovremmo semplicemente limitarci ad essere. Oggi vi proponiamo tre spunti su cui allenarci, molto semplicemente, approfittando del week end in cui i tempi sono (si spera) più dilatati.

Sognare ad occhi aperti
Il tempo dedicato ai sogni non solo è rilassante, ma anche produttivo: permette a ciascuno di noi di entrare in contatto con i desideri profondi. Proviamo ogni tanto a ritagliarci un piccolo, piccolissimo spazio, a viaggiare con l’immaginazione. Ci rende più vicini al nostro mondo interiore e aggiunge serenità alla giornata.

Fattore bontà
Facciamoci una piccola coccola: una merenda o una colazione con una torta fatta in casa, i biscotti preparati con i bambini, ritrovando il sapore della bontà e riscoprendo i sapori di una volta. A volte basta davvero un piccolo gesto per dare una svolta alla propria giornata.

Concediamoci una piccola pazzia
Proviamo a rompere le routine, senza grandi sconvolgimenti, ma allenando la capacità di vivere la giornata in modo diverso. Proviamo a fare una partita a calcio con i bambini anche se sono anni che non tocchiamo un pallone, pasticciamo con i colori, usciamo per una passeggiata, anche se ci sembra di avere mille cose da fare e poco tempo. Concediamoci piccoli brividi di felicità … E non smettiamo mai di giocare!

a cura di Alessia de Falco