Voti o giudizi?

Voti, giudizi, pagelle. Quali sono le forme di valutazione più adatte a misurare il grado di apprendimento di uno specifico argomento degli studenti?

Col 2021 cambierà la valutazione nella scuola primaria, con l’abolizione del voto numerico, sostituito dal “giudizio descrittivo”. Un tema particolarmente caldo, viste le sfide – tutt’altro che facili – con cui si sono confrontati studenti, docenti e genitori nell’ultimo anno.

Ne parliamo con la pedagogista clinica dott. ssa Michela Mignano, pedagogista clinico.

Quali sono le novità in arrivo nel 2021?

I docenti saranno chiamati a formulare il giudizio descrittivo usando parole semplici e chiare, che descriveranno il percorso didattico svolto, i contenuti appresi, le abilità e i traguardi raggiunti e il livello di competenza acquisito nei diversi ambiti disciplinari.

Non è prevista una conversione automatica da voti a giudizi. Infatti, nell’idea di chi ha promosso questa riforma, il voto attribuisce una misura scarsamente attendibile, derivata da una verifica scritta o un’interrogazione.

Il giudizio descrittivo invece sintetizza un percorso di valutazione formativa che parte dalla definizione degli obiettivi di apprendimento per arrivare, attraverso osservazioni e/o prove, alla valutazione definitiva.

Qual è la differenza principale tra i giudizi descrittivi e i voti numerici?

La differenza è grande. I giudizi descrittivi, a differenza dei voti numerici, “fotografano” il singolo bambino, tracciando per ciascuno quasi un graduale “piano di miglioramento” dei punti deboli.

Come faranno i docenti della scuola primaria a formulare questi giudizi?

A differenza dei voti numerici, i giudizi non si attribuiranno soltanto attraverso prove, verifiche e interrogazioni (modalità di valutazione che spesso causano preoccupazione e logiche competitive).

I giudizi descrittivi verranno formulati a partire da attività laboratoriali, confronti, lavori di gruppo: attività di vario genere, che trasmettono il piacere di apprendere e il suo valore ad ampio raggio.

I voti numerici andrebbero evitati?

In teoria la valutazione dovrebbe fermarsi sulla competenza e capacità appresa, tuttavia il voto spesso diventa un’etichetta attribuita al singolo. Questo vale sia per il sistema scolastico che spesso discrimina gli alunni con voti maggiori – i più “bravi” – e quelli con voti minori – chi “non si impegna” – ma anche per la famiglia, dove il voto numerico si trasforma spesso in un premio o in una punizione.

Il voto numerico è un giudizio attendibile?

Non sempre. Il voto non è una “fotografia” attendibile dei ragazzi. Ragazzi che a giudicare dai voti numerici non sono particolarmente capaci spesso eccellono nelle relazioni interpersonali, sono disinvolti e ben integrati nel gruppo dei pari. Al contrario, studenti molto brillanti hanno difficoltà a socializzare. Ogni caso, ogni studente è straordinariamente unico.

La valutazione influisce sulla percezione di sé dei ragazzi?

Naturalmente. Ogni giudizio di valore si ripercuote sull’immagine di sé del bambino o ragazzo che si sentirà valere due, tre, o al contrario nove e dieci, in base al voto che ha preso. In entrambi i casi possono esserci ripercussioni spiacevoli: bassa considerazione di sé nel primo caso ed elevate aspettative – con relativa ansia da prestazione – nel secondo.

Quali sono le conseguenze per chi ottiene voti insufficienti?

Gli studenti che ottengono voti insufficienti potrebbero avere la percezione di perdere tempo, di non essere capaci. Questa auto-valutazione è alla base della maggior parte degli episodi di disimpegno scolastico.

Altro elemento cruciale è la competizione tra alunni: il voto determina inevitabilmente una gerarchia che può creare disagio, ansia da prestazione, ma anche derisione e vergogna.

Nel voto il bambino o ragazzo non vede le proprie aree di miglioramento e i punti di forza, ma solo un valore totalizzante. Presto il voto diventa un’etichetta difficile da staccare, un peso che rende ancor più difficile il cambiamento.

Il giudizio descrittivo può risolvere queste storture?

La differenza la faranno gli insegnanti. Dovranno continuare a valutare i passi in avanti fatti, incoraggiando i bambini e motivandoli a dare il massimo, mettendosi in gioco e acquisendo nuove capacità.

Gratificare gli studenti, specialmente i più piccoli, è importante perché stimola a far bene e a riprovare, superando una dopo l’altra le difficoltà. Eliminare il voto numerico non eliminerà la “sfida di apprendere”, ma la riporterà all’interno di una dimensione più costruttiva, a misura di bambino.