Quante volte ci capita di discutere? Quanto spesso pensiamo di non essere capiti o di non comprendere fino in fondo il nostro interlocutore? Sono sensazioni che proviamo dentro e fuori le pareti domestiche, ma non dobbiamo stupirci o preoccuparci.

Al posto di sentirci frustrati, dobbiamo imparare a mettere in atto strategie di comunicazione efficace, utilizzando un metodo da sperimentare nel quotidiano. Se ci facciamo caso, i problemi di comunicazione spesso nascono da un equivoco: parlare e comunicare sono due concetti completamente differenti. Finché non si percepisce questa diversità, è piuttosto complicato adottare strategie di comunicazione volte a raggiungere l’obiettivo prefissato.

Quanto gestiamo situazioni difficili, non possiamo improvvisare o metterci su un piedistallo: dobbiamo entrare in empatia con chi ci ascolta.
Non dimentichiamo mai una cosa importantissima: chi ci ascolta è diverso da noi, per cui è necessario capire il modo più valido per entrare in sintonia. Senza abbinare capacità di persuasione ed ascolto, non riusciremo a massimizzare il risultato ma, soprattutto, a valorizzare la ricchezza del confronto, a volte del disaccordo, per migliorare le idee, le proposte, le soluzioni.
Di seguito vi proponiamo due punti su cui lavorare e, in abbinamento, due semplicissimi esercizi per allenarvi a diventare comunicatori efficaci.

Parlare è essenziale, ma il punto fondamentale è come comunicare

Uno dei grandi ostacoli della comunicazione è , come dicevano, l’incapacità di entrare in sintonia con chi ci ascolta. Avete presenti quelle lunghe diatribe con i vostri figli? Ecco, si possono trasformare in un’occasione di confronto, superando i metodi classici di comunicazione e le credenze limitanti che producono conflitti in famiglia.

Il primo punto è: sono davvero sicuro di saper bilanciare “cosa dico”, ossia il contenuto del messaggio, e “come lo dico” cioè quali strumenti, oltre alle parole scelte, utilizzo per far capire dove voglio arrivare? Proviamo in primo luogo a riflettere sull’efficacia del nostro messaggio: siamo sicuri di essere lineari e di usare le tecniche verbali e non verbali in modo corretto? Facciamo un esempio: se dico no, ma il tono di voce non è fermo e la postura sicura, perdo parte del potenziale di comunicazione del mio messaggio. Altro punto: se sgrido, o più tranquillamente spiego la ragione di un no, faccio un discorso lineare e determinato o sbotto sull’onda emotiva?

ESERCIZIO N. 1 – PROVIAMO A FARE STORYTELLING

Per aiutarvi a capirlo e lavorare su voi stessi, vi proponiamo un esercizio di storytelling, cioè un racconto scritto, anche sotto forma di appunti, di un caso accaduto o di come vi comportereste in una determinata situazione. Munitevi di carta e penna e provate a buttare giù il racconto, immaginando ad esempio l’ultima volta che avete discusso. Cosa avete detto? Come lo avete detto? Siete riusciti a trasmettere le vostre emozioni, ma anche le vostre ragioni, al bambino che vi ascolta? A mente fredda, cambiereste qualcosa?

Rileggete il vostro scritto, e provate a immaginare lo stesso discorso in modo più lineare, cercando di ottenere il massimo coinvolgimento possibile oltre che il consenso. In poche parole, provate a rendere efficace la vostra comunicazione

La capacità di ascolto: perché è così potente per una buona comunicazione

Una valida strategia comunicativa efficace si basa sulla disponibilità di accettare e vivere positivamente i cambiamenti, costruendo un flusso di comunicazione che sia, contemporaneamente ascendente e discendente. Per realizzare con successo queste attività, occorre creare dal primo istante una buona immagine verso le persone con cui entriamo in contatto per raggiungere il nostro scopo, facendo sentire l’interlocutore a suo agio. Spesso lo dimentichiamo, ma uno dei modi migliori per essere percepiti positivamente è la focalizzarci sull’altro, prima ancora che su noi stessi.

ESERCIZIO 2 – L’ASCOLTO ATTIVO

Sappiamo davvero ascoltare? Mettiamoci alla prova con un esercizio di ascolto attivo. Per ascoltare ci vuole innanzitutto disponibilità verso l’altro, chiunque egli sia e di qualunque problema voglia parlarci (ovviamente nei limiti di una corretta relazione e di etica professionale), bisogna avere un’apertura mentale tale da comprendere, accettare e non valutare. Spesso proviamo un irrefrenabile bisogno di rispondere o di non ascoltare se l’argomento non è di nostro interesse.

Proviamo un esercizio banalissimo: regaliamo tre minuti di pura attenzione al nostro interlocutore, senza fare assolutamente nulla.
Se è il bambino a parlarci, non fingiamo attenzione, magari facendo altro o rispondendo a monosillabi, sediamoci vicino a lui o lei e ascoltiamo davvero. Solo così metteremo davvero in pratica tutto quello che la nostra intelligenza emotiva ci suggerisce.

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