Educazione: quel che serve al mondo del futuro

Educazione in pillole

Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.

F. Rabelais

La metafora dell’educazione come fuoco da accendere è antica, si utilizza dai tempi di Aristotele. Forse perché rappresenta bene il compito dell’educatore, antico e moderno: non abbiamo il compito di plasmare i bambini a nostra immagine o secondo i nostri desideri, ma quello di innescare la miccia che lo porterà a diventare sé stesso, ad accettarsi e a migliorarsi.

Se tutti cominciassimo a educare alla felicità, saremmo anche più felici di educare.

C. Mina

Accettiamo l’idea che educazione significhi educare alla libertà (questo è un caposaldo del metodo Montessori, tra l’altro) e alla felicità. Il mondo intorno a noi cambierà: ci scopriremo da subito più felici, pieni di energia.

Cos’é l’educazione?





Dire cosa sia l’educazione sembra scontato, ma non è per nulla semplice. Come prima cosa, bisognerebbe dipanare la matassa che i pedagogisti e i filosofi hanno creato utilizzando non uno, ma tre termini diversi, tutti attinenti al campo della cosiddetta “educazione”. Stiamo parlando di istruzione, educazione e formazione. Sono sinonimi? Sono complementari? Perché utilizzare tre parole quando ne basterebbe una?

Proviamo a spiegare ciascun termine:
Istruzione è l’attività che genera saperi e abilità, teorici e pratici. Quindi, insegnare le tabelline è istruzione, così come lo è insegnare a pescare, a scrivere e a preparare i muffin.
Formazione è l’attività che “modella” l’individuo, che ha a che fare con la consapevolezza di sé e con la propria autodeterminazione. In altre parole, è quell’attività che ci insegna a pensar bene per vivere bene (non ditelo ai pedagogisti, ma ad oggi è conosciuta perlopiù come crescita personale).
Educazione, infine, è quella che insegna una cultura, uno stile di vita e di comportamento.

Queste definizioni non sono accettate da tutti. Come dicevamo, c’è una grande confusione in merito.

Definizione

Educazione, dal latino e-ducere (tirar fuori) è quell’attività che mira a generare conoscenze, competenze e comportamenti in un individuo. L’educazione può essere formale, quando è esercitata dalla scuola o da altre istituzioni che hanno l’educazione (e anche l’istruzione e la formazione) come mission, non formale se esercitata da famiglia, amici, conoscenti ed infine informale se esercitata da enti, associazioni o gruppi.

Se evitiamo di perderci nella diatriba educazione-istruzione-formazione, così come in quella circa la formalità, ci renderemo conto che il punto davvero importante è un altro. E’ la finalità (detta anche teleologia), la consapevolezza. Si educa “a qualcosa”, si tende a un obbiettivo e ciò significa che qualcuno deve averlo stabilito precedentemente. Questo è quello che più manca al nostro mondo: siamo tutti splendidi educatori, che utilizzano questo o quel metodo, ma pochissimi sanno davvero perché lo stanno usando.

Nel nostro caso, miriamo a educare alla felicità, ma educhiamo anche a vivere la famiglia come una sfida positiva. Come? Attraverso il Gio-Coaching (ecco un’introduzione al Gio-Coaching). E questo è il secondo punto: una volta stabilito l’obiettivo, dovremo scegliere un modello educativo e didattico per raggiungerlo.

Questo è un piccolo identikit dell’educatore:

  • ha le idee chiare su come vorrebbe questo mondo
  • ha deciso di educare sé stesso e gli altri per promuovere questa visione
  • educa in modo consapevole
  • educa in modo coerente
  • segue un metodo, oppure un non-metodo, ma qualunque dei due lo fa con il cuore, senza mai perdere di vista l’obiettivo

E voi, siete educatori consapevoli?

Qualche domanda per riflettere sul vostro stile educativo e su ciò che per voi conta davvero

  • Vi sentite educatori?
  • Quali sono secondo voi gli obiettivi più importanti di una buona educazione?
  • Come provate a raggiungerli?
  • Educate maggiormente gli altri o voi stessi?
  • Credete che ci sia un metodo educativo che tutti possono utilizzare?
  • Secondo voi è giusto che chi educa sia creativo?

Mini-kit di allenamento per mamme e papà: diventare educatori in 3 mosse

Cominciamo dicendo che siete già educatori, anche senza saperlo e anche se non vi considerate tali. Non vogliamo insegnarvi “cosa insegnare”: sarebbe sbagliato, in quanto è giusto che l’educazione rifletta le convinzioni di ciascuno, ma anche inutile. Invece, ci interessa con questo MINI-SAGGIO portare l’attenzione sulla consapevolezza. Prendere atto delle proprie scelte educative è il passo più importante per renderle efficaci.

Prendetevi del tempo per voi stessi: il primo passo per diventare genitori coach, per praticare con successo il Gio-Coaching e per poter educare con serenità è sapersi prendere i propri spazi. Non è reato che i genitori, ogni tanto, dedichino mezza giornata a sé stessi. Anzi! Sapevate che genitori felici crescono figli felici?

Pensate a cosa vorreste educare: all’onestà, alla cittadinanza responsabile, alla felicità, alla curiosità. Ci sono tantissimi obiettivi educativi diversi e ciascuno interessante. Scegliete le vostre priorità: il modello educativo verrà naturale.

Date l’esempio, coinvolgete e pretendete responsabilità: l’educazione comincia dall’esempio, da qui non si scappa. Però, passa poi nel coinvolgimento dei bambini e anche nella richiesta, nei loro confronti, di assumersi un certo grado di responsabilità. Pretendere troppo è sbagliato, ma anche non pretendere nulla.

Educazione in famiglia

I genitori dovrebbero essere dei professionisti dell’educazione? Assolutamente no: è giusto che abbiano altre competenze, e perché no, altri interessi. Quindi, non concentratevi sugli aspetti didattici. Quando affrontate il tema dell’educazione in famiglia, non cercate un manuale che vi insegni a crescere i figli (al più, ci sono comode guide pratiche con qualche spunto per sopravvivere ai capricci o ai compiti). Preferite invece quelli sostanziali: cercate di capire a cosa vorreste educare. Il resto verrà di conseguenza; d’altra parte, il solo fatto di essere mamme e papà significa che siete persone speciali.

Gio-Coaching per educar-si

Secondo noi, gli esercizi di Gio-Coaching più utili per migliorare le proprie abilità di educatori sono quelli che fanno riflettere sugli obiettivi. Sceglietene un paio e sperimentateli. Nel farlo, oltre alla consegna del gioco-esercizio in sé, provate a pensarlo come uno strumento da utilizzare per un fine più alto.







Libri sull’educazione

Sull’educazione hanno scritto tutti, di tutto. Anzi, leggere troppi libri in materia rischia di farci fare una gran confusione. Vi consigliamo due testi: il primo è il nostro ebook, Felice come un FIORE; non è un saggio e non contiene neppure un metodo (al contrario, è un non-metodo). Però, abbiamo raccolto tanti spunti utili per la vita di grandi e bambini all’interno di un percorso creativo. Rappresenta l’educazione contemporanea secondo noi, ovvero qualcosa che va costruito pezzetto per pezzetto, nei ritagli di tempo e in libertà. Questo è il primo step, per diventare educatori consapevoli e felici. Il secondo testo che consigliamo è Educare alla libertà, un classico di Maria Montessori da non prendere alla lettera (l’educazione montessoriana è molto rigida), ma utile per formarsi, per nutrire la propria coscienza e riscoprire la bellezza di essere educatori. Qualche suggerimento ulteriore lo potete trovare nella pagina che abbiamo dedicato ai libri per genitori.

a cura di Matteo Princivalle