Felicità o benessere?

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“Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla”.
Epicuro

Sin dall’antichità gli uomini cercano con ogni mezzo di raggiungere la felicità. Ma cos’è questa felicità? E soprattutto: siamo sicuri che quello che vogliamo sia unicamente una vita felice?
Purtroppo, il termine stesso felicità è di poco aiuto; il rischio di confonderla con l’emozione della gioia è molto elevato e la gioia, come tutte le emozioni, è destinata a durare poco, secondi, per l’esattezza. Lo psicologo Christopher Peterson, uno dei padri fondatori della psicologia positiva, ha osservato che: “Un sorriso non è un indicatore infallibile di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Quando siamo profondamente coinvolti in attività appaganti, quando parliamo con il cuore o quando compiamo un gesto eroico, non è detto che ci mettiamo a sorridere o che in quel momento proviamo piacere. Tutti questi aspetti sono di grande interesse per la psicologia positiva e non rientrano nel campo della felicitologia“.
Per questa ragione, gli psicologi positivi hanno preferito indicare col termine di benessere l’obiettivo della ricerca. Il benessere era già stato individuato dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) come espressione della salute. La salute, in altre parole, a partire dagli anni sessanta non è più definita come assenza di malattia, ma come stato di benessere.
Nel 2011 lo psicologo Martin Seligman della University of Pennsylvania ha formulato una teoria del benessere, per individuare gli elementi che contribuiscono a questo stato e per superare una volta per tutte il luogo comune che identifica la felicità col buonumore. Questa teoria, negli ultimi dieci anni è stata riveduta ed ampliata più volte ed è tuttora oggetto di ricerca e miglioramento scientifico; già allo stato attuale, però, è utile a individuare delle “aree di lavoro” per l’educazione e per la crescita personale.
I nostri percorsi di educazione positiva sono ispirati a questa teoria: per ciascuna area abbiamo selezionato riflessioni, buone pratiche educative ed esercizi di crescita personale per costruire benessere.

PER APPROFONDIRE:

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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