IL CACTUS E LA LAMPADINA

Mini-storia

C’era una volta un piccolo cactus molto triste. Passava le giornate da solo perché, con tutte quelle spine, nessuno riusciva ad abbracciarlo.
Siccome i cactus non mangiano Nutella, non riusciva nemmeno ad affogare i suoi dispiaceri in un bel cucchiaio di crema alle nocciole.
In realtà le piante stanno bene anche senza essere abbracci
ate, ma lui era diverso: alla luce e al sole preferiva due chiacchiere in compagnia di qualche altro esserino curioso come lui.

Sulla stessa scrivania del cactus, all’interno di un’abat-jour, viveva una lampadina. La sera faceva luce dalla scrivania mentre il suo proprietario lavorava. Anche lei era triste: quando era sveglia e faceva luce nella stanza, non poteva essere avvicinata da nessuno perché il suo calore era troppo fastidioso. Così era lì tutta sola.

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Si guardavano sempre più spesso, la povera piantina spinosa e la sua luminosa amica. E si parlavano, scoprendosi via via più simili: al cactus piaceva la musica jazz come alla lampadina, il caminetto che crepitava, il rumore della tastiera del computer. Un giorno, la lampadina capì che aveva voglia di stare più vicina al suo amico; ma non sapeva come abbracciarlo.

Fu così che le venne un’idea: chiese al gatto, raggomitolato sul divano, di tirare un po’ le tende, così da oscurare la camera.
Quando entrò il loro proprietario, distratto spostò la lampadina, per illuminare i documenti a cui stava lavorando, proprio vicino al piccolo cactus. E così la luce ed il calore finirono sulla sua testolina, riempendolo di tepore e felicità.


Per quante spine abbiate, per quanto il calore della vostra luce sia intenso, basta un piccolo gesto per sentirsi vivi e apprezzati.

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