LA LIBERTÀ

Dino Buzzati (adattamento)


Tempo fa, al mercato, comprai un pesce rosso contenuto in un vasetto rotondo di vetro trasparente. Là dentro l’animale stava stretto e vederlo sbattere il muso continuamente contro il vetro, mi faceva star male. Allora decisi di procurargli una casa meno piccola.
E in giardino feci costruire una bella vasca tonda del diametro di metri tre e profonda mezza gamba .Poi la riempii di acqua fresca e stavo per rovesciarci dentro il pesciolino quando mi venne in mente: lui attualmente si trova in acqua quasi tiepida, se lo getto all’improvviso in acqua fredda, non si prenderà una congestione?
A evitare il rischio, presi una semplice soluzione. Misi sul fondo, così come stava, il vaso di vetro lasciandoci dentro l’acqua e il pesciolino. Con due vantaggi: uno che la bestiola si poteva così acclimatare alla bassa temperatura della vasca; secondo, che più grande, perché inaspettata, sarebbe stata la sua sorpresa, quando si fosse accorto che l’acqua non finiva lì, che la prigione non era più prigione e che tutto intorno si stendeva un grande oceano a sua disposizione. Così feci.
Quando il pesce, risalito alla bocca del vaso, non trovò più ostacoli, si mise a nuotare da una parte all’altra della vasca, entusiasta della inaspettata libertà. Questa allegria durò un paio di giorni.
Tre mattine dopo lo trovai quieto rintanato nel vaso che avevo dimenticato nella vasca. Anche la sera e l’indomani e il terzo giorno successivo se ne stava all’interno del vaso. Allora persi la pazienza e gli parlai: “Caro pesce, scusa, ma mi pare che tu esageri! Ho speso un mucchio di soldi perché tu potessi nuotare libero, tanto mi facevi pena sempre chiuso in quel piccolo vaso, e tu, invece, nel vaso ci ritorni, ci passi intere giornate come se non ti importasse niente di essere libero. Giuro che mi fai cadere le braccia!”
Allora (siccome è una falsità che i pesci sono muti) l’animaletto mi rispose: “O uomo, come sei poco intelligente! Che strana idea della libertà tu hai! Non è l’uso della libertà che importa. Ciò che importa è la possibilità di usarne. Qui è il sapore più squisito. Io amo stare in questo vaso che è così intimo e adatto alla meditazione. Ma so che quando voglio, posso uscirne e fare lunghi viaggi nella vasca (per la quale ti ringrazio).
Era un carcere questo vaso e adesso non lo è più, ecco la differenza. Non solo. Stando qui, io vivo dal punto di vista materiale l’identica vita di prima, quando ero prigioniero ed infelice. Ma proprio questo mi permette di godere della felicità raggiunta.
Io sto nel carcere, ma la porta è aperta. Se per sfruttare questa libertà io corressi dappertutto senza fermarmi mai, a un certo punto sarei sazio. E la soddisfazione cesserebbe. E comincerei a desiderare mari sempre più grandi. Insomma tornerei ad essere infelice. Vedi che della libertà nessuno sa godere più di me. E adesso, per favore, lasciami tranquillo nel mio vaso”.
Al che io me ne andai, scusandomi.


FONTI

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