Il Bruco Mangianoia e la viola

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un seme che odiava la primavera. Non che ci fosse nulla di spiacevole in quel tripudio di fiori, però il semino era infastidito dal vociare delle margherite, dai bisbigli dei narcisi e delle primule. Per non parlare poi di quel gelsomino invadente che si arrampicava ovunque, sempre pronto a spettegolare.

Insomma, per dirla tutta, il nostro semino era un pochino asociale: amava la solitudine e il silenzio, gli piaceva comporre versi e scrivere rime. Tuttavia, la vita di un semino piantato in un’aiuola non è certo improntata alla pace e alla tranquillità.
“Non spunterò mai”, si diceva risoluto, “non voglio avere nulla a che fare con tutti questi chiacchieroni!”.

E così fece. Passò la primavera, poi venne l’estate. Le altre piantine fiorino, appassirono, si prepararono al riposo invernale. Ma lui niente, restava ben avvolto nel terreno, in una sorta di perenne letargo. Un giorno un lombrico che aveva scavato una galleria nel terreno piombò all’improvviso di fianco a lui. Stava per arrivare l’autunno e così, il gioviale invertebrato, chiese al semino come mai non era ancora spuntato.

“Ma non lo volete proprio capire che io sto bene qui da solo? Che non ho bisogno di nessuno?”.
Il lombrico si preoccupò e decise di andare dal Bruco Mangianoia a chiedere consiglio. “Caro amico, mi spiace disturbarti, ma c’è un semino che secondo me ha bisogno di aiuto. Non vuole spuntare e credo sia molto triste”.

Il Bruco Mangianoia si fece indicare il punto dove era sotterrato il semino e, con delicatezza, lo prese e lo guardò: “Tutto bene amico?”.
“Se solo mi lasciassi in pace, starei benissimo!”. Il Bruco Mangianoia resto un po’ contrariato da quella risposta, ma non si arrese: “Mi domandavo come mai stavi qui tutto solo e …”.
A quel punto si fermò: aveva capito! Sorrise, si scusò con il semino e lo rimise sottoterra, nel punto esatto in cui lo aveva trovato.

Appena rimase solo con il lombrico, che lo guardava senza capire, gli disse dolcemente: “Va tutto bene. Ognuno di noi cresce con i suoi tempi e non è ancora arrivato il tempo giusto per il nostro amico”. Passò qualche settimana e nel campo fiorì una viola bellissima: era il semino che, nel placido silenzio autunnale, aveva deciso di diventare un fiore.

Vedendolo, il Bruco Mangianoia disse al lombrico: “Ognuno di noi è diverso e ciò che va bene ad alcuni non è adatto ad altri. Bisogna pazientare ed essere fiduciosi, se vogliamo trovare la nostra strada”.
La viola fece sfoggio dei suoi colori per tutto l’autunno e tornò a fiorire negli ultimi giorni d’inverno, felice di restare assorta nei suoi pensieri. Poi, con l’avvicinarsi del caldo, sfiorì nuovamente e lasciò il posto a chi amava la convivialità dei mesi più caldi.
La viola amava il freddo e il silenzio, ma nella sua diversità arricchiva il mondo.