IL BRUCO MANGIANOIA E L’APE Alessia de Falco & Matteo Princivalle Tutti i lunedì mattina, il Bruco Mangianoia prendeva le forbici e tagliava l’erba che cresceva ai piedi dell’Albero della Gioia, in cui abitava. Lavorava fino al tramonto, perché era un bruco piuttosto preciso e odiava vedere le erbacce fare capolino in giardino. Un giorno, però, si accorse di un’ape, che stava raccogliendo i suoi bagagli ai margini del prato, stipandoli in una piccola valigetta a fiori. Sembrava in partenza. “Dove vai, amica Ape?” domandò il Bruco Mangianoia curioso. “Cambio casa, perché qui non posso più fermarmi”. “E perché? Forse non ti piace questo giardino?” “Ma no, il fatto è che…” “Che…?” “Che tutti i lunedì tu tagli l’erba, e insieme all’erba tagli i fiori selvatici di cui mi nutro. Noi api siamo molto diverse da voi bruchi: voi vi nutrite di foglie, mentre noi raccogliamo il nettare dai fiori e lo trasformiamo in dolce miele. Tu, però, tagli gli steli dei fiori e così io non ho più niente da mangiare. Il Bruco Mangianoia rimase senza parole: non aveva mai immaginato che il suo prato verde e ordinato creasse un simile problema alla povera ape. “Mi dispiace…” balbettò, ma l’ape scrollò una delle zampine: “Figurati, al giorno d’oggi, chi si cura più di noi api”. Poi chiuse la valigetta e partì. Il Bruco corse in casa, prese i suoi attrezzi da giardiniere e corse fuori: scelse una bella aiuola soleggiata ai margini del giardino e la ripulì. Poi cercò nel mucchio delle erbacce i fiori che aveva tagliato, raccolse i loro semi e li interrò nell’aiuola. Innaffiò la terra soffice e aspettò che i fiori selvatici crescessero di nuovo. Quando l’aiuola fu pronta, partì alla ricerca dell’ape: attraversò il ruscello che scorreva oltre l’Albero della Gioia, i campi di grano, gli orti dei contadini e infine riuscì a trovarla. L’ape aveva trovato riparo in una fioriera, sul davanzale di una finestra e stava riposando all’ombra di una grossa primula gialla e viola. “Puoi tornare” sussurrò il Bruco Mangianoia. “Che?” chiese l’ape, levandosi dal suo riparo. “Dico che puoi tornare nella tua vecchia casa” disse il bruco, schiarendosi la voce. L’ape lo guardò con gli occhi che luccicavano per la nostalgia. “E i fiori?” “Torna con me e vedrai”. L’ape si alzò in volo e seguì il bruco. Insieme attraversarono gli orti dei contadini, i campi di grano, il ruscello e infine videro l’erba verde del prato. Quando l’ape vide l’aiuola piena di fiori selvatici ai margini del giardino, non riuscì a trattenere una lacrima di gioia. “Grazie” disse piano al bruco, “che bell’aiuola”. “Guarda” disse il bruco mostrandole il giardino: sto preparando tante altre aiuole, qui, qui e anche laggiù. Presto saranno pronte, così potrai scegliere i fiori che preferisci”. Grazie alla cura del bruco, l’ape poté tornare alla sua vecchia casa, e non solo: invitò ad abitare con le anche le sue cugine, che erano fuggite qua e là nel mondo. Costruirono un alveare scintillante su uno dei rami più bassi dell’Albero della Gioia e vissero per molti anni, felici e contente. Ma il lavoro del Bruco Mangianoia non era ancora finito: infatti, voleva che tutti sapessero dei fiori e delle api. Così andò dal suo amico il Pulcino Pasqualino, di professione postino, e gli fece diffondere questo messaggino: “Se le api vogliamo salvare, tanti fiori dobbiamo piantare”.

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