Il diario di Anna Frank

Il diario di Anna Frank fu scritto tra il 1942 e il 1944 ed è una testimonianza storica di valore inestimabile sulle condizioni di vita degli ebrei durante il periodo della Shoa.

Introduzione

Anna Frank fu una ragazza ebrea tedesca. Quando in Germania entrarono in vigore le leggi razziste (nel 1933), la sua famiglia decise di scappare in Olanda. Fino al 1942 condusse una vita normale, ad Amsterdam. Quando l’esercito tedesco conquistò l’Olanda, la famiglia Frank fu costretta a nascondersi in una soffitta, per evitare l’arresto. Vissero per due anni nel loro alloggio segreto, senza mai uscire.

Nel 1945, due mesi prima che l’esercito alleato liberasse l’Olanda, furono scoperti dai soldati tedeschi e vennero portati in un campo di concentramento. Anna Frank si ammalò e morì. Soltanto il padre, Otto Frank, riuscì a salvarsi.
Anna Frank sognava di diventare una giornalista e amava scrivere. Dal 1942 fino alla sua cattura, tenne un diario segreto, in cui raccontò la sua vita nella soffitta. Fu suo padre a trovare il diario nell’alloggio segreto, dopo la morte di Anna. Decise di pubblicarlo per far conoscere a tutto il mondo l’orrore dell’Olocausto.

il diario di Anna Frank

Il diario di Anna Frank

Anna riceve il diario come regalo per il suo tredicesimo compleanno quando è ancora libera, ad Amsterdam.

Dal “Diario di Anna Frank”
Domenica, 14 giugno 1942.
Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d’alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.
Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno.
Da papà e mamma ebbi ina quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra l’altro ricevetti un gioco di società, molte ghiottonerie, cioccolata, un “puzzle”, una spilla, la “Camera Obscura” di Hildebrand, le Leggende Olandesi” di Joseph Cohen, le “Vacanze di Montagna di Daisy”, un libro straordinario, e un po’ di denaro, così che mi potrò comperare i “Miti di Grecia e di Roma”. Che bellezza!
Poi Lies venne a prendermi e andammo a scuola. Nell’intervallo offrii dei biscottini ai professori e ai compagni e poi ci rimettemmo al lavoro. Ora devo smettere di scrivere.
Diario mio, ti trovo tanto bello!

La famiglia Frank si nasconde nell’alloggio segreto a luglio, quando le SS cominciano a deportare anche gli ebrei olandesi.

Dal “Diario di Anna Frank”
Domenica mattina, 5 luglio 1942.
Cara Kitty,
venerdì, nel teatro ebraico, sono stati letti i voti. E’ andata come desideravo. La mia pagella non è tanto cattiva: ho una sola insufficienza, un cinque in algebra, due sei, poi tutti sette e due otto. A casa erano molto contenti, ma i miei genitori, in fatto di voti, sono molto differenti dagli altri. Non danno alcuna importanza alle pagelle buone o cattive e si preoccupano soltanto che io stia bene di salute, mi svaghi, e non sia troppo sfacciata; quando queste cose sono in regola, il resto va tutto bene. Io al contrario non voglio essere una cattiva allieva, perché sono stata ammessa al Liceo con riserva. A rigore avrei dovuto rimanere nella settima classe della scuola Montessori, ma quando tutti i bambini ebrei furono obbligati a frequentare soltanto scuole ebraiche, il direttore accettò con riserva me e Lies, dopo qualche discussione. E io non voglio tradire la sua fiducia. Anche mia sorella Margot ha avuto la sua pagella, splendida come sempre. Che bella testa! Sarebbe stata certamente promossa “con lode”, se da noi esistesse. In questi ultimi tempi papà sta molto in casa perché non può più occuparsi di affari. Deve essere ben triste sentirsi così inutile. Koophuis ha rilevato la ditta Travies, e Kraler la Kolen E C. Qualche giorno fa, mentre passeggiavamo sulla piazzetta, papà cominciò a parlare dell’opportunità di nasconderci. Pensava che per noi sarebbe stato molto meglio andare a vivere del tutto separati dal mondo. Gli domandai perché parlasse così: «Anna» mi disse «tu sai che da oltre un anno stiamo portando vestiario, viveri e mobili in casa di altra gente. Non vogliamo che i nostri averi cadano nelle mani dei tedeschi, ma nemmeno vogliamo essere impacchettati noi. Perciò bisogna che ce ne andiamo, senza aspettare
che ci prendano». «E quando, papà?» Mi angosciava la serietà con cui il babbo aveva parlato.
«Non angustiarti per questo, provvederemo noi a tutto; goditi la tua vita senza preoccupazioni, finché puoi.» E
nient’altro. Ah! come spero che queste fosche parole tardino a tradursi in realtà!
La tua Anna

Dal “Diario di Anna Frank”
Venerdì, 21 agosto 1942.
Cara Kitty,
il nostro rifugio è ora divenuto un vero nascondiglio. Il signor Kraler ha infatti creduto opportuno di collocare uno scaffale dinanzi alla nostra porta d’ingresso (stanno facendo molte perquisizioni per scovare biciclette nascoste), ma naturalmente si tratta di uno scaffale girevole che si apre come una porta. Il lavoro è stato fatto dal signor Vossen, a cui abbiamo dovuto confidare che in casa c’erano sette persone nascoste. Si è subito mostrato molto comprensivo e disposto a darci ogni aiuto. Ora, se vogliamo scendere sotto, dobbiamo
prima chinarci e poi saltare, perché la scaletta non c’è più. Dopo tre giorni eravamo tutti pieni di bolle sulla fronte, perché urtavamo contro la porta troppo bassa. Ora hanno inchiodato in cima al vano della porta un cuscinetto pieno di trucioli. Vedremo se serve! Non studio molto; fino a settembre mi considero in vacanza. Poi il babbo mi darà delle lezioni, perché temo d’aver dimenticato molto di quello che ho imparato a scuola.
La nostra vita non offre molte variazioni. Il signor Van Daan e io litighiamo sempre, invece egli va molto d’accordo con Margot. Spesso la mamma mi tratta come una bambina, e questo non lo posso sopportare. Per il resto, va un po’ meglio. Peter continua a non andarmi, è un ragazzo noioso, poltrisce tutto il giorno sul letto, ogni tanto si alza per fare qualche lavoretto da falegname, e poi torna a sonnecchiare. Che stupido!
Fuori fa bel tempo, e nonostante tutto, quando possiamo, ne approfittiamo anche noi andando a sdraiarci sulla branda in solaio, dove il sole entra da una finestra spalancata.
La tua Anna

Anna Frank viene catturata dai nazisti due settimane prima che gli Alleati liberino l’olanda dai tedeschi. Fino alla fine, non perde la speranza.

Dal “Diario di Anna Frank”
Martedì, 18 aprile 1944.
Cara Kitty,
qui tutto va bene. Papà si dice sicuro che prima del 20 maggio avranno luogo grandi operazioni, sia in Russia e in Italia sia in Occidente. Per conto mio, più andiamo avanti in questo stato e più mi sembra difficile di poter mai esserne liberata. Ieri Peter e io abbiamo finalmente avuto quel colloquio, che da dieci giorni avevamo sempre rimandato. Gli ho spiegato tutto ciò che riguarda le ragazze, e non ho avuto scrupolo di parlare delle cose più intime. La sera terminò con un bacio reciproco, un po’ più vicino alla mia bocca. E’ veramente una sensazione meravigliosa. Forse porterò sopra con me, uno di questi giorni, il mio libro di belle frasi, per approfondire maggiormente alcune cose. Questi abbracci quotidianamente ripetuti non mi soddisfano, e vorrei che anche lui la pensasse come me. Dopo un mite inverno abbiamo una magnifica primavera; aprile è veramente splendido, non troppo caldo né troppo freddo, con qualche acquazzone di tanto in tanto. Il nostro castagno comincia a verdeggiare e si possono già vedere qua e là delle piccole fioriture. Sabato Elli ci ha offerto quattro mazzi di fiori, tre di narcisi e uno di giacinti, quest’ultimo per me. Devo fare algebra, Kitty, arrivederci.
La tua Anna.

 

Dal “Diario di Anna Frank”
Mercoledì, 19 aprile 1944.
Caro tesoro,
che cosa c’è di più bello al mondo che stare alla finestra a guardare la natura, ascoltare il gorgheggio degli uccelli, sentire il sole sulle guance e avere un caro ragazzo fra le braccia? Mi dà un gran senso di pace e di sicurezza sentire il suo braccio intorno a me, sapermelo vicino eppure tacere; non ci può essere nulla di male, perché questa tranquillità è buona. Oh, non essere mai disturbati, nemmeno da Mouschi!
La tua Anna.