il principe felice

IL PRINCIPE FELICE

Oscar Wilde (trad. e adattamento)

C’era una volta, nella piazza di un paese, la statua di un principe felice: era una statua ricoperta d’oro e tempestata di gemme e gioielli. Gli abitanti del paese l’avevano costruita in ricordo di un principe che aveva governato quelle terre molti anni prima: si diceva che non ci fosse mai stata una persona più felice di lui.
Un giorno d’autunno, una rondine si posò sulla statua: stava volando verso Sud, per ripararsi dal freddo in qualche oasi d’Egitto, ma era stanca e decise di fare una sosta.

Durante la notte, la rondine si accorse che la statua del principe piangeva a dirotto. “Cosa succede?” chiese.
“Guarda il mio paese” sospirò la statua del principe “è ridotto in miseria, ed è tutta colpa mia. Invece di preoccuparmi per queste persone, ho trascorso la vita a danzare, cacciare e dar feste, e questo è il risultato. Eppure, potrei ancora fare qualcosa”.
La rondine non capiva cosa volesse dire la statua.
“Vedi quella donna laggiù? Suo figlio è malato e lei non ha i soldi per curarlo. Però, se potessi darle uno dei miei occhi…è un rubino grosso come un uovo: le basterebbe per curare il bambino e a sfamarlo per una vita intera. Anzi, non è che potresti occupartene tu?” chiese la statua alla rondine.
La rondine non aveva in programma di rimanere lì: il vento cominciava ad essere freddo e doveva assolutamente partire per l’Egitto. Tuttavia, le lacrime del principe e il suo desiderio la convinsero a fermarsi. Prese uno degli occhi della statua e la portò alla donna, spiegandole che era un dono del principe felice.

Il giorno dopo, la statua riprese a piangere. “Guarda quei bambini: sono orfani e non mangiano da due giorni. Se potessero avere l’altro dei miei occhi, sarebbero sistemati per la vita. È uno zaffiro cinese, vale una fortuna”.
Per la seconda volta, il principe felice convinse la rondine a fermarsi e a portare lo zaffiro ai poveri bambini.

Il terzo giorno, la statua piangeva ancora. ” Se solo potessi dare la mia corona al mugnaio, avrebbe di che vivere, lui e tutti i suoi dieci figlioli”. E la rondine, che ormai aveva preso a cuore quel paese, staccò la corona dal capo della statua e la donò al mugnaio.

Per tutto l’autunno la rondine rimase al paese, aiutando il principe felice a distribuire i suoi gioielli ai poveri della città. Quando arrivò l’inverno, però, l’uccellino si ammalò per il freddo. La statua del principe le consigliò di partire per l’Egitto, ma la rondine era troppo debole e rimase appollaiata sulla statua. A dicembre, la rondinella spirò e cadde ai piedi del principe.

Nel frattempo, il sindaco del paese, vedendo la statua spoglia di tutti i suoi gioielli, ordinò di farla a pezzi e di fonderla: “Al suo posto” disse “metteremo una bella statua in mio onore”. E così fecero, con l’eccezione del cuore del principe, che non ne voleva sapere di fondersi. Non appena la statua fu pronta, il sindaco la fece collocare al centro della piazza. Il cuore di bronzo del principe e il corpicino della rondine, invece, furono gettati tra i rifiuti.

Ma questa storia non è destinata ad un finale così triste: infatti, dopo il Natale, passò di lì un angelo, che vide il cuore e la rondinella coperti di neve. “Due creature tanto buone non possono giacere abbandonate tra i rifiuti” pensò l’angelo. Così, li raccolse e li portò con sé in Paradiso, dove vivono felici ancora oggi.

IL PRINCIPE FELICE: ILLUSTRAZIONI E PDF STAMPABILE

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il principe felice

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