La favola del kakapo

la favola del kakapo

La favola del kakapo

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta uno strano pappagallo; viveva lontano, in Nuova Zelanda ed era stato ribattezzato “kakapo” dagli abitanti di quell’isola selvaggia.
Il kakapo era verde come molti suoi amici pennuti, ma aveva un corpo grassoccio e non sapeva volare. Questa non era l’unica cosa strana che caratterizzava il buffo pappagallo: quando arrivava la stagione degli amori, per farsi notare dalle potenziali fidanzate, emetteva un rumore assordante, come quello di un palloncino che scoppia. Nelle foreste abitate dai kakapo non si riusciva a chiudere occhio, tanto era il rumore che facevano.
Per di più, il bizzarro pappagallo emanava uno sgradevole odore di muffa che teneva alla larga tutti gli altri animali; così passava le giornate a passeggiare solitario, ad arrampicarsi sugli alberi e a nascondersi.
“Come vorrei avere qualcuno con cui parlare …” rimuginava.
Proprio in quel momento, alcuni uccelli svolazzarono sopra la sua testolina.
“Che bello”, esclamò “ci sono nuovi amici”.
Era un piccolo stormo di uccelli delle tempeste, addentratosi nel folto dei boschi dalle scogliere. I volatili guardarono il kakapo con disprezzo, e commentarono con cattiveria: “Ehi, qui c’è qualcuno che ha bisogno di un bel bagno e di un po’ di dieta! Così grasso non riuscirai mai a volare”.
Il kakapo ci rimase molto male, ma non disse nulla e si ritirò in un cantuccio a piagnucolare tutto solo per il suo triste destino. Scese la notte e, all’improvviso, un grande fermento scosse la foresta.
“Ehi, gridò un kea, un pappagallo chiassoso che normalmente faceva dispetti al kakapo: “Guardate in mare, arrivano le navi degli uomini”.
Ovviamente il kakapo, non potendosi levare in volo, riuscì solo a farsi un’idea di ciò che stava per accadere: grandi navi, provenienti da paesi lontani, stavano per invadere le loro belle terre e, com’era già capitato altrove, a disboscarle.
“Moriremo tutti”. piagnucoló un minuscolo kiwi che, al pari del kakapo, era un uccello ma non sapeva volare.
La situazione sembrava disperata, ma il kakapo non si perse d’animo:
“Ehi ascoltatemi”, urlò agli altri uccelli. “Mi avete sempre detto che il rumore che facciamo noi kakapo è assordante. Ebbene, raduniamoci tutti insieme, davanti alla spiaggia: appena gli uomini scenderanno dalle navi faremo così tanto rumore da farli scappare. Al buio, si prenderanno un bello spavento e ci lasceranno in pace”. Così, con l’aiuto degli altri uccelli, il kakapo chiamò a raccolta tutti i suoi fratelli e le sue sorelle. Quando gli stranieri sbarcarono sulla spiaggia, iniziarono ad emettere il loro strano verso: “Bum! Bum!”
Gli esploratori, terrorizzati, pensarono che l’isola fosse popolata da pirati o spiriti malvagi e scapparono alla rinfusa.
“Quest’isola è maledetta, fuggiamo prima che sia tardi, esclamarono i marinai.
Tutti gli animali dell’isola si salvarono grazie all’intervento dei kakapo; Da allora, hanno imparato a non disprezzarne il loro aspetto, ma ad apprezzarne l’immenso valore.