La favola della lavanda

la favola della lavanda

La favola della lavanda

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un piccolo prato inaridito dal Sole: l’erba era bruciata, la terra spaccata e tutti i suoi abitanti erano tutti fuggiti da lì.
Era rimasta soltanto Lavandulina, una fata bionda e piccina che prendeva il sole, dondolandosi, su una seggiola di legno grande come un mignolo.
Lavandulinana era la fata custode di quel prato e non sarebbe andata via da lì per nessun motivo; molti anni prima, il Cuorfolletto glielo aveva consegnato e le aveva detto: “Lavandulina, questo prato ti sembrerà triste, ma il suo destino è straordinario. Prenditi cura di lui”.
Lavandulina aveva preso sul serio le parole del Cuofolletto: aveva costruito una casetta di paglia, un tavolo e una seggiola per mangiare, e così era diventata la fata custode di quel fazzoletto di terra desolata.
Siccome non c’era anima viva, la fata aveva molto tempo libero, che impiegava per leggere. La sua passione erano gli almanacchi dei fiori: ne conosceva centinaia e sperava, prima o poi, di vederne qualcuno dal vero.
Ogni tanto si faceva spedire dei fiori dalla fatina arciera, che glieli lanciava col suo arco incantato, ma il giorno dopo averli piantati li trovava morti stecchiti dal caldo.
Un giorno, passò di lì una piccola chiocciola libraia, col suo carretto sgangherato.
Lavandulina corse a vedere se ci fosse qualche nuovo almanacco e tornò a casa trascinando una pila di libri alta quanto lei.
Vinta di curiosità, cominciò a sfogliare gli albi alla ricerca di nuovi fiori mai visti prima; fu così che arrivò alla pagina che mostrava i campi di lavanda. La fata fu conquistata dal loro colore viola intenso. L’almanacco diceva così: “La lavanda cresce anche nei paesi caldi e che sopporta bene il Sole e la siccità”.
Lavandulina decise di fare un tentativo: chiamò la fatina arciera e le chiese dei semi di lavanda. Un attimo dopo, una freccia con un piccolo pacchetto giallo si piantò ai piedi della sua capanna.
Lavandulina lo aprì e seminò tutto il suo contenuto nelle fessure aperte dal Sole nel terreno. Dopo qualche giorno, le piante di lavanda germogliarono: nonostante il caldo, sembravano belle e robuste. La fata era così contenta: dopo tanto tempo, aveva trovato delle piante capaci di crescere nel suo terreno arido.
Un bel giorno, Lavandula, svegliandosi, trovò il prato punteggiato da centinaia di spighe violette: la lavanda era fiorita. Che spettacolo!
La fata si mise a danzare e ballare; dopo tanta attesa, finalmente il suo desiderio si era realizzato: la sua terra era in fiore.