la leggenda di re laurino

LA LEGGENDA DEL RE LAURINO

Fiaba delle dolomiti. Adattamento di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Tanto tempo fa, sui monti del Catinaccio, nel cuore delle Dolomiti, abitava il re dei nani Laurino. Il sovrano lavorava giorno e notte per estrarre le pietre preziose nel cuore della montagna e si dice che durante i suoi scavi avesse trovato due oggetti magici: una cintura che donava al suo portatore la forza di dodici cavalieri e un mantello capace di rendere invisibile chi lo indossava.
Un giorno, il re dell’Adige, decise di dare in sposa sua figlia Similde e diede una grande festa nel suo palazzo: invitò tutti i sovrani tranne Laurino. Il re dei nani, offeso, si intrufolò alla festa indossando il mantello che rendeva invisibili; quando vide Similde, se ne innamorò a tal punto che la caricò sul suo cavallo e la rapì, portandola nel suo palazzo tra le montagne.
I cavalieri del re dell’Adige la cercarono in lungo e in largo, ma nessuno di loro riuscì a trovare la casa di re Laurino, nascosta sulle Dolomiti.
Nel frattempo, il re dei nani decise di fare un regalo alla sua futura sposa: piantò nel suo giardino tra le montagne centomila rose rosse.
I cavalieri videro il giardino da lontano e capirono che il re dei nani si nascondeva proprio lì, così partirono al galoppo e raggiunsero il suo palazzo. Circondato, Laurino indossò la sua cintura magica e sfidò a duello i cavalieri: grazie al potere della cintura sconfisse i primi dodici cavalieri, ma il tredicesimo lo atterrò e gli strappò la spada dalle mani. Il re dei nani, sconfitto, indossò il mantello che rendeva invisibili e scappò nel suo giardino; nessuno poteva vederlo, ma le rose ondeggiavano al passaggio di Laurino e il cavaliere lo trovò in un baleno, lo legò sul suo cavallo e lo portò dal re dell’Adige.
Laurino, prigioniero, lanciò una maledizione alla montagna e disse: “Nessuno potrà più ammirare il mio giardino, né di giorno né di notte”. Le rose rosse scomparvero magicamente e la montagna tornò bianca; tuttavia, il re si era dimenticato dell’alba e del tramonto, che non sono né giorno né notte.
Ancora oggi, a quell’ora, le Dolomiti si tingono di rosso, come un giardino fiorito: sono le rose di Laurino, che per qualche istante sfuggono alla maledizione.

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