La leggenda del vischio (parte seconda)

Parte seconda (Vi siete persi la prima? Leggetela qui)

Il giorno dopo, il bambino dai capelli d’argento coprì di vischio l’abete che cresceva fuori dalle mura del cimitero, poi si nascose dietro il muretto. Due ore dopo arrivò un altro bambino del paese: provò ad arrampicarsi sull’abete, ma rimase incollato al vischio.
“Aiutatemi! Aiutatemi!” gridò il poveretto.
Il bambino dai capelli d’argento saltò fuori dal suo nascondiglio e offrì il suo aiuto.
“No, tu no. Sei il figlio del diavolo, non voglio il tuo aiuto”.
“Come no? Sono piuttosto bravo a sciogliere le maledizioni, potrei liberarti facilmente”.
“E va bene. Del resto non ho scelta: ci sei soltanto tu nei paraggi”.
Il bambino dai capelli d’argento si mise al lavoro per liberare l’altro e quando finì di scollarlo dal vischio, anche lui era diventato suo amico: quei due trascorsero tutto il pomeriggio a rincorrersi fuori dalle mura del cimitero.
“Se continuo così”, pensò il bambino dai capelli d’argento, “presto tutti in paese diventeranno miei amici, ed io non sarò più solo”.
Una mattina, il bambino era a cavalcioni di un pino: stava raccogliendo le bacche di vischio, che buttava in un secchiello appeso a un ramo.
Ad un certo punto, una delle bacche cadde per terra e un grido risuonò nell’aria: “Che schifo!”
Era una ragazzina dai capelli arancioni, arruffati; stava fissando il bambino dai capelli d’argento quando la bacca di vischio le era piovuta sul naso. Era avvolta in una grande giacca di lana color ocra.
“Cos’è questa robaccia appiccicosa? E tu, cosa ci fai lassù?”
“Niente, proprio niente”, si affrettò a rispondere il bambino, “mi sono arrampicato su quest’albero e giocavo a lanciare le bacche”.
La ragazzina, però, aveva intuito le sue vere intenzioni.
“Tu devi essere quello che chiamano figlio del diavolo. Mi hanno detto che ultimamente i bambini rimangono appiccicati agli alberi e che tu accorri a liberarli. Non mi dirai che…”
“No, assolutamente no” strillò il bambino dai capelli d’argento.
Poi scoppiò in lacrime.
“E va bene, te lo confesso: sono io che copro gli alberi di colla, per far sì che gli altri bambini restino appiccicati al tronco. Ma non lo faccio perché sono cattivo: nessuno voleva giocare con me, e dopo che li libero dal vischio diventano tutti miei amici. Però, promettimi che non lo dirai a nessuno: altrimenti mi odieranno più di prima”.
“Scendi”, gli disse la ragazza, e il bambino dai capelli d’argento la ascoltò.
“Non sono venuta qui per sgridarti, ma per chiederti se vuoi accompagnarmi a esplorare la collina: è coperta di neve e non si vedono i sentieri; ho paura di perdermi. Mi sono trasferita qui da poco, abito qui vicino. Sai, nella città in cui abitavo non avevo molti amici: pensavano tutti che fossi una strega, perché correvo più veloce di loro ed ero più forte di loro nella lotta. Potremmo diventare amici”.
Sentendo quelle parole, il bambino dai capelli d’argento non riuscì a trattenere una lacrima: quella ragazza era la prima persona che gli chiedeva se voleva essere suo amico. E non aveva avuto bisogno di ingannarla, come gli altri.
“Certo che voglio diventare tuo amico”, le disse, poi buttò per terra il secchio pieno di vischio e la seguì nella neve.
Insieme trascorsero un pomeriggio indimenticabile: costruirono una grande torre di neve, così grande che potevano entrarci tutti e due, giocarono con gli slittini e si sfidarono con le palle di neve. Quando il bambino dai capelli d’argento rincasò, era già buio. Salutò la ragazzina dai capelli arancioni e le promise che sarebbero usciti di nuovo, l’indomani. Era talmente contento che quella sera si dimenticò perfino di mangiare.
Da quel giorno, la sua vita cambiò; tornò a sorridere e non ingannò più i bambini del paese, perché non ne aveva bisogno: aveva l’amica più straordinaria che un bambino potesse desiderare. Quando arrivò Natale, appese un ramoscello di vischio alla porta di casa; poi preparò altre cento corone di vischio e le regalò a tutti coloro che incontrò in paese. Quella pianta lo aveva aiutato ad incontrare una persona tanto speciale, e il bambino dai capelli d’argento era sicuro che avrebbe portato fortuna anche agli altri.