LA LEGGENDA DELLE LUCCIOLE

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Tanto tempo fa, quando i bambini giocavano ancora nei boschi, le lucciole non facevano luce: erano piccoli insetti neri che volavano tra i cespugli da un rovo all’altro.
Una sera un bambino si attardò nel bosco: stava raccogliendo le fragole e non si era accorto che il Sole era tramontato e che era buio. Il ragazzo cercò il sentiero che portava fuori dal bosco, ma invano: a forza di camminare qua e là, si perse nell’oscurità della notte; spaventato e infreddolito, si accovacciò all’ombra di un albero e cominciò a singhiozzare. Una lucciola che passava di lì, attirata dal pianto, volò dal bambino per vedere cosa succedeva.
“Aiuto! Mi sono perso” mormorava il bambino con la voce rotta dalle lacrime.
“Ehi” bisbigliò la lucciola, con la voce fioca e delicata degli insetti.
“Ehi” ripeté.
“Chi c’è?” chiese il ragazzo: gli era parso di sentire una vocina debole debole provenire dal cespuglio davanti a lui.
“Sono una lucciola. Se vuoi posso aiutarti a tornare a casa, io conosco la strada per uscire da bosco e i miei piccoli occhi da insetto vedono bene anche nell’oscurità”.
Il bambino si alzò e si asciugò le lacrime con un braccio.
“Grazie” disse alla lucciola, e poi aggiunse: “Ma dove sei?”
Nell’oscurità del bosco non vedeva a un palmo dal naso e non aveva idea di dove fosse nascosta la lucciola.
“Sono qui davanti a te” disse l’animaletto, poi si alzò in volo e si posò sulla mano del ragazzo.
“Per uscire dal bosco devi andare da questa parte” disse la lucciola, indicando il sentiero con una delle sue zampette.
“Da che parte devo andare?” chiese il bambino, che non vedeva niente.
“Accipicchia” pensò la lucciola, “con questo buio non riuscirò mai a portarlo a casa; come posso fare?” L’insetto si ricordò che gli umani avevano delle parole per indicare le direzioni: sinistra, destra, Nord… poi ce n’erano delle altre, ma lei non riusciva a ricordarle, lei si orientava col cuore: volava là dove sentiva il profumo del bosco. “Ah, se solo avessi studiato meglio la lingua degli umani” si rimproverò.
Il bambino con la lucciola posata sulla mano si avvicinò a un grosso pino; tra i suoi rami riposava l’Estate insieme al Bruco Mangianoia.
Il bruco fu svegliato dalla voce del bambino e capì che quei due si trovavano nei guai. Così ebbe un’idea: strisciò fino alla borsetta dell’Estate e tirò fuori una piccola fiala di vetro, su cui c’era scritto: “polvere di stelle cadenti”.
Non appena il bambino con la lucciola posata sulla mano passò sotto i rami del pino, il bruco versò un po’ di quella polvere magica sulla lucciola: all’improvviso, il piccolo insetto cominciò a risplendere, come una piccola stella.
“Ma tu brilli!” esclamò il bambino.
La lucciola guardò stupita il suo nuovo corpo luminoso, poi ebbe un’idea: “Adesso posso guidarti facilmente. Io volerò davanti a te, segui la mia luce”.
E così, la lucciola coraggiosa e il bambino uscirono dal bosco, il Bruco Mangianoia tornò a dormire e da quel giorno le lucciole sono luminose come piccole stelle.

AUDIOFIABA

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