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LO SPOSO SERPENTE

Fiaba dei Balcani

C’era una volta una povera donna che non aveva figli e non era mai riuscita ad averne. Un giorno, rivolgendosi al buon Signore, fece una strana preghiera: “Vorrei tanto un bambino mio Signore, fosse anche un serpente”. E così fu: la donna, qualche mese più tardi, diede alla luce un minuscolo serpente. Il serpentello, però, non si fermò a casa con la sua mamma e scappò via. Lo strano figliolo tornò vent’anni più tardi: ormai era diventato un grande serpente verde smeraldo. Disse alla madre: “madre mia, sono io, tuo figlio; sono tornato da te per chiederti un favore, dovresti chiedere in sposa per me la figlia dello zar”.

La vecchia donna non sapeva da dove cominciare: se avesse domandato in sposa la figlia dello zar per una serpe le avrebbero certo tagliato la testa! Il serpente, però, la incoraggiò: “Fai come ti dico e vedrai, non ti succederà nulla di male. E ricordati: se lo zar ti dirà qualcosa o ti chiederà qualcosa, durante il viaggio di ritorno non dovrai mai voltarti”.
La donna si mise in viaggio; al palazzo dello zar, i suoi servi non la volevano far entrare, ma fu così insistente che alla fine fu ricevuta.
“Grande zar, lei è davvero un sovrano illuminato. Nella mia vita non ho mai avuto un figlio, ma vent’anni fa il buon Signore mi ha dato un serpente e adesso, costui vorrebbe in sposa sua figlia”.

Lo zar sorrise, poi rispose alla vecchia: “E sia! Darò mia figlia in sposa al serpente, a patto che lui costruisca una strada lastricata di oro e diamanti, ponti compresi, dal mio palazzo alla sua casa”. La donna uscì e tornò verso casa senza mai voltarsi, ricordandosi le parole di suo figlio. Infatti, al suo passaggio spuntavano oro e diamanti, la strada e i ponti si costruivano da soli. Quando la vecchia fu a casa, il serpente le disse: “Mamma, adesso vai a vedere se lo zar mi vorrà in sposa”.

La madre riprese il cammino e quando arrivò dallo zar chiese di nuovo la mano della figlia per il serpente. “E sia! Darò mia figlia in sposa al serpente, a patto che lui costruisca un palazzo più bello del mio”. La donna uscì e tornò verso casa senza mai voltarsi, ricordandosi le parole di suo figlio. Non appena richiuse la porta di casa alle sue spalle, la casetta di legno in cui abitava si trasformò in un palazzo con venti torri e duecento stanze, il doppio di quelle dello zar. Poi il serpente le disse: “Mamma, adesso vai a vedere se lo zar mi vorrà in sposa”.

La madre tornò a palazzo e, al cospetto dello zar, chiese per la terza volta la mano della figlia per il suo serpente. “E sia! Darò mia figlia in sposa al serpente, a patto che lui riempia il suo palazzo con degli oggetti più belli e più preziosi di quelli che ci sono qui”. La donna uscì e tornò a casa senza mai voltarsi; quando rientrò, scoprì tesori di ogni sorta: vasi di ceramica cinese, gioielli e ornamenti d’oro. Il serpente le disse: “Mamma, per favore, torna dallo zar e chiedi per l’ultima volta la mano di sua figlia”.

La madre tornò dallo zar e chiese per la quarta ed ultima volta la mano di sua figlia. “Figlia mia” disse lo zar “devi proprio andare; questo serpente è così ricco e potente che non possiamo rifiutarlo”. Il serpente riunì un corteo nunziale e le nozze furono celebrate. Qualche tempo più tardi, la regina restò incinta e diede alla luce un bellissimo bambino.

La madre del serpente le chiese come aveva potuto succedere una cosa simile e la principessa le rivelò un grande segreto: “Tuo figlio non è affatto un serpente! Ogni sera, prima di mettersi a letto, esce dalla sua pelle ed è un ragazzo meraviglioso”.
“Dobbiamo trovare il modo di liberarci di quella pelle di serpente” pensò la vecchia madre tra sé. Così escogitò un piano; chiamò la principessa e le disse: “Questa notte, non appena mio figlio si sarà addormentato, io prenderò la pelle di serpente e la getterò nel camino. Tu, invece, tieni vicino al letto un secchio d’acqua gelata; se lui si sentirà bruciare, tu versagliela addosso”.

E così fecero. Allo scoccare della mezzanotte la madre prese la pelle del serpente e la gettò nel fuoco. Il ragazzo si svegliò strillando: si sentiva come se stesse andando a fuoco; ma ecco che la moglie gli versò addosso l’acqua ghiacciata. Quando il giovane capì quello che era successo, montò su tutte le furie: “Cosa avete fatto! Con che coraggio potrò andare in giro conciato così”. Le due donne cercarono di farlo ragionare e riuscirono a calmarlo e lo portarono a fare una passeggiata nei giardini dello zar.

Lungo la strada, incontrarono lo zar in persona, che vedendo il ragazzo trasformato, decise di lasciargli il suo regno, ancor prima di morire. Così, il giovane re e la sua famiglia vissero per sempre felici e contenti.

LO SPOSO SERPENTE: PERCORSO DI LETTURA

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Lo sposo serpente (file PDF stampabile)

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