Momotaro è una tra le fiabe giapponesi più conosciute. Un po’ come è accaduto in Europa con Cappuccetto Rosso o Hansel e Gretel, questa fiaba ha visto numerosi adattamenti su carta e sul grande schermo. Scopri insieme a noi la leggenda di questo ragazzo nato da una pesca.

MOMOTARO

Fiaba giapponese

C’erano una volta un vecchio e una vecchia. Il vecchio era andato a tagliare la legna e la vecchia era scesa al fiume a fare il bucato. Aveva appena finito di lavare quando la corrente portò verso di lei una piccola pesca. La vecchia la raccolse e la assaggiò: era buonissima. Disse tra sé: “Portiamone una anche al vecchio!” ed ecco che la corrente portò verso di lei una grande pesca. La vecchia la tirò su con un mestolo e la portò a casa.

Quando il marito rincasò dai boschi, la vecchia prese la pesca e gli disse: “Guarda che bella pesca ho trovato stamane al fiume”, poi prese un coltello per aprirla in due. Non fece in tempo a toccarla, però, che la pesca si aprì a metà e ne usci un neonato che piangeva.

Poiché i due vecchi non avevano figli, decisero di tenerlo con sé e lo chiamarono Momotaro, che in giapponese significa “figlio della pesca”. Il ragazzo crebbe bello e forte, anche se era piuttosto pigro e trovava sempre una scusa per non andare a lavorare.

Un giorno, aveva accompagnato dei vicini sui monti, per spaccare la legna, ma si era appisolato all’ombra di un pino. Si era svegliato solo per mangiare qualcosa. Quando giunse la sera, per non tornare a casa a mani vuote, sradicò un albero enorme senza neppure toccare l’ascia. Tornato dalla vecchia, le disse: “Dove lo metto? In giardino? Nel solaio?”

Ma quell’albero era così grande che avrebbe fatto crollare il solaio e occupato tutto il giardino. Così, Momotaro lo scagliò lontano, in un ruscello. L’albero fece un rumore così forte che si udì in tutto il paese, e anche tra le montagne.

Presto si sparse in giro la voce che Momotaro era così forte da poter sradicare un pino alto dieci metri con una mano sola. E così, il nobile locale decise di mandare il ragazzo a sottomettere gli orchi, che abitavano l’isola dei demoni e seminavano il panico nel paese. Il vecchio e la vecchia, preoccupati che potesse non farcela, gli prepararono le migliori focacce di miglio del Giappone: tre grosse focacce, che Momotaro si appese alla cintura.

Lungo la strada, il ragazzo incontrò un cane.
“Dove vai?” gli chiese l’animale.
“A sottomettere gli orchi”.
“E cosa porti con te?”
“Le migliori focacce di miglio del Giappone”.
“Se me ne dai una, ti accompagnerò” disse il cane.
“Non posso dartene una intera, ma solamente metà”.
E così, il cane prese mezza focaccia e lo seguì.

Poco più avanti, i due incontrarono una scimmia.
“Dove vai?” gli chiese l’animale.
“A sottomettere gli orchi”.
“E cosa porti con te?”
“Le migliori focacce di miglio del Giappone”.
“Se me ne dai una, ti accompagnerò” disse la scimmia.
“Non posso dartene una intera, ma solamente metà”.
E così, la scimmia prese mezza focaccia e lo seguì.

Lungo la strada, i tre incontrarono un fagiano.
“Dove vai?” gli chiese l’animale.
“A sottomettere gli orchi”.
“E cosa porti con te?”
“Le migliori focacce di miglio del Giappone”.
“Se me ne dai una, ti accompagnerò” disse il fagiano.
“Non posso dartene una intera, ma solamente metà”.
E così, il fagiano prese mezza focaccia e lo seguì.

La compagnia si mise in marcia e raggiunse in men che non si dica il castello degli orchi. Poiché il cancello era sbarrato, il fagiano volò nel cortile e lo aprì dall’interno. Così, Momotaro e i suoi compagni poterono entrare.

Gli orchi, vedendolo entrare si dissero: “Chi sarà mai questo Momotaro che osa entrare nel nostro castello e sfidarci?”. Poi presero le loro clave e partirono all’attacco. Tuttavia, Momotaro e i suoi compagni, avendo mangiato le migliori focacce di tutto il Giappone, avevano la forza di mille uomini ed ebbero presto la meglio: il fagiano beccava gli orchi sugli occhi, la scimmia li graffiava e il cane mordeva loro le gambe.

Così, il capo degli orchi, in lacrime, supplicò Momotaro di risparmiargli la vita in cambio di tutti i suoi tesori. Momotaro caricò tutti i tesori su un carretto e tornò a casa, insieme al cane, alla scimmia e al fagiano.

FONTE: M. T. ORSI (1998), Fiabe giapponesi, Einaudi, Torino
Autore: Okayama, Kawakami
Traduzione dal giapponese a cura di: Maria Teresa Orsi

 

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