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Lo stregone dei dieci denari - I racconti dell'Albero Bianco

LO STREGONE DEI DIECI DENARI

Matteo Princivalle

Tanto tempo fa, in una valle sperduta tra le montagne, c’erano due re. Ciascuno aveva il suo castello e i suoi campi, i suoi boschi, il suo ghiacciaio. Avevano esattamente gli stessi possedimenti, in quanto il vecchio sovrano, in punto di morte, aveva scelto due eredi e aveva spartito tutte le sue ricchezze esattamente a metà. Dopo un periodo ricco e prosperoso, da qualche tempo la terra non produceva più molti frutti, ed entrambi si trovavano in difficoltà.

Uno dei due re, non sapendo cosa fare, consigliato da uno dei suoi ciambellani, chiamò a corte lo stregone dei dieci denari. Di questo stregone si diceva che fosse sempre pronto a donare a chi avesse bisogno, ma che escogitasse sempre qualche tiro mancino a danno di chi lo chiamava. Ebbene, lo stregone arrivò, e di fronte alla richiesta del sovrano, rispose:

“Posso aiutarti, posso darti dieci denari per ogni tuo campo, cavallo, cavaliere, stalla e così via. Però, dovrò dare altrettanto anche al re tuo vicino, perché non sia da meno. Oppure, se preferisci, posso darti solo tre denari per ciascuna delle cose che possiedi, però in questo caso non darò nulla al re tuo vicino, le ricchezze saranno per te solo.”

Il re ci pensò su, la prima proposta era senz’altro la più ricca; però, la seconda, gli avrebbe permesso di dominare la valle e di muovere guerra al vicino con più ricchezza e dunque più forza; una volta sconfitto, avrebbe confiscato i suoi campi, le sue bestie e i suoi uomini con grande vantaggio. E così, accecato dall’invidia e dal desiderio di essere il primo e unico sovrano di quelle terre, scelse la seconda. Lo stregone, con un ghigno perfido, l’esaudì, poi scomparve in una nuvola di fumo verde.

Con le migliaia di denari ottenuti magicamente il re armò un esercito imbattibile, poi marciò contro il castello del vicino. In pochi giorni l’ebbe conquistato e nel giro di un mese era il signore della valle. Non c’era filo d’erba, o ruscello, o pietra che non fosse di sua proprietà. Inizialmente ci furono grandi feste, e il sovrano era certo di aver fatto un ottimo affare. Col passar del tempo, però, si accorse che tutti i suoi soldi li aveva spesi per fare la guerra e che la terra continuava a non dare frutti; per di più, anche le terre che aveva conquistato non producevano più nulla ed anzi, senza il lavoro dei contadini, che erano scappati, si trovava di fronte a una valle desolata e selvaggia. Così, resosi conto di quel che aveva combinato, chiamò nuovamente lo stregone dei dieci denari, che con un’amara risata lo canzonò:

“Ti avevo offerto la possibilità di trasformare questa valle in un regno dorato e ricchissimo, e tu l’hai rifiutata: hai preferito combattere il tuo vicino ed amico per il potere, per conquistare. E adesso, lui è in una valle vicina, dove presto farà fortuna; tu invece, avido e meschino, goditi la terra morta e grigia che ti meriti!”
Detto questo, sparì nel nulla, lasciando dietro di se una fiammata magica che distrusse il castello del re.

 

 

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