Le lacrime non sono una debolezza. La tristezza non ci rende deboli, al contrario, ci fortifica e ci aiuta a costruire quelle risorse interiori che ci serviranno a superare i grandi ostacoli della vita.

  • Cos’è la tristezza per voi?

Secondo noi, un momento straordinario per crescere. Eppure, nella narrazione delle emozioni, la tristezza è una specie di buco nero: non mancano libri e idee per lavorarci; però, al momento pratico, di fronte ad un bambino triste, si cerca in tutti i modi di fargli tornare il buon umore. Dimenticandoci che essere tristi non è un male. E’ una richiesta della mente e del cuore di prendersi un attimo per pensare, un momento per ricostruire.

Una strana compagna di viaggio, la tristezza

Molte grandi opere artistiche e letterarie sono nate in momenti di tristezza. La tristezza non è un nemico da combattere, ma una compagna da accogliere. E’ uno stato di transizione, è il momento in cui ci si prepara a reagire ad una sconfitta o a una ferita.

Solo la mente che riesce a rielaborare la propria tristezza sarà davvero forte. Questo è un messaggio educativo importante, che sta alla base dell’apprendimento per errori: l’errore avrà conseguenze e la tristezza sarà quasi certamente una di queste. Però, non bisogna scoraggiarsi: bisogna trovare nelle proprie lacrime una via d’uscita.

SPUNT-ESERCIZIO: piangi e prenditi del tempo

Come insegnare ad un bambino a non temere la tristezza? Il primo passo è rispettare il suo pianto e il suo stato emotivo, senza cercare di fargli tornare il sorriso a tutti i costi. E’ giusto che pianga, è giusto che possa rimanere da solo.


Questo non significa permettergli di fare ciò che vuole, regole e buone abitudini sono sacrosante. E’ però un invito a concedergli il tempo e la possibilità di elaborare da solo la propria emozione.

Di fronte ad un momento di tristezza, è importante esserci, ma senza invadere gli spazi del bambino: l’adulto deve essere un punto di riferimento disponibile ed accogliente. Saranno i piccoli, una volta rielaborata la tristezza, a cercare un abbraccio.

a cura di Matteo Princivalle