L’UCCELLO MIRACOLOSO

Fiaba dei Balcani

C’era una volta un pover’uomo; una mattina, uscì di casa per cercare qualcosa da mangiare, così da poter sfamare la moglie e i suoi figlioli. Lungo la strada trovò un uccellino variopinto che lo guardava: lo prese e lo portò a casa, poi lo coprì con uno straccio in modo tale che non scappasse. Purtroppo, non trovò niente da mangiare e rientrò a casa a mani vuote. I bambini, però, cominciarono a saltellargli intorno dicendogli: “Papà, papà, l’uccellino ha covato due uova”.

I bambini gli suggerirono di vendere quelle uova e comprare del pane con il denaro della vendita.
“Quanto mai potranno valere queste due uova?”
“Renderanno moltissimo, padre” ribatterono i due bambini. E così, il pover’uomo uscì e si diresse verso la città, per vendere le uova.

Non fece in tempo di arrivare in città che un mercante lo fermò lungo la strada e gli chiese quanto volesse per le due uova. “Quanto basta a sfamare i miei figlioli” rispose l’uomo. Il mercante gli diede uno zecchino d’oro (una mezza fortuna per quei tempi) e prese le uova. Poi, gli diede un altro zecchino per sapere da dove venivano quelle uova e altri cento per comperare l’uccello.

Il pover’uomo condusse il mercante a casa sua, dove questo gli diede cento zecchini e sgozzò l’uccello. Poi disse ai bambini: arrostitemi il cuore e la testa di quest’uccello, che voglio mangiarle. I due bambini, però, erano così affamati che non appena la carne fu ben arrostita ne mangiarono un pezzo per uno. Quando il mercante se ne accorse, cominciò a lamentarsi e disperarsi per la fortuna che aveva perso: era talmente sconvolto che lasciò la casa senza nemmeno chiedere indietro i cento zecchini.

La mattina seguente, al risveglio, il bambino che aveva mangiato il cuore dell’uccello trovò cento zecchini sotto la sua testa; l’altro, invece, si accorse che sapeva tutto quello che passava per la testa della gente, anche dei re e dei potenti. Grazie a questi doni, i due bambini si arricchirono e divennero famosi, al punto tale che la gente della città decise di scegliere tra loro due chi sarebbe stato il prossimo re.

Fu eletto il fratello che aveva mangiato il cuore. L’altro, però, divenne presto invidioso ed escogitò un modo per uccidere il fratello e prendere il suo posto. Così, una sera, dopo che il fratello si fu addormentato lo uccise, poi gli aprì il petto e prese il suo cuore, lo mangiò e ricucì tutto. Il giorno seguente la gente della città si accorse che il re era morto e chiese al fratello di prendere il suo posto. Naturalmente accettò.

Visto che ogni mattina dalla sua testa spuntavano cento zecchini, il ragazzo divenne presto la persona più ricca del paese, e decise di chiedere in sposa la figlia dello zar. Lo zar accettò. La figlia, però, si accorse subito che ogni notte spuntavano cento zecchini sotto la testa del marito e, la seconda notte di nozze, gliene rubò la metà.

Quando il re se ne accorse, fece per picchiarla ma lei scappò via e gli lanciò in faccia i cinquanta zecchini. Il re cadde a terra, svenuto. Poi, cominciò a vomitare, finché non vomitò anche il cuore che aveva rubato a suo fratello. Subito, una mano bianca scese dal cielo e recuperò il cuore: era l’ombra di suo fratello.
“Che Dio ti perdoni per quello che hai fatto!” disse l’ombra, poi scomparve.

Il re si svegliò subito dopo; si pentì per la malvagità che aveva commesso e da quel giorno cominciò a donare le sue ricchezze ai poveri e ai bisognosi.

FONTE: A. SUCUR (2000), Fiabe dei Balcani, Einaudi, Torino

 

 

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