Il QI medio degli esseri umani è in caduta libera dagli anni ’70 ad oggi e uno studio condotto per capire le motivazioni di questa oscillazione ha escluso categoricamente la possibilità che si tratti di una questione genetica. La responsabilità è dell’ambiente: tecnologia e media, stili di vita, alimentazione, educazione.

Certo, la definizione stessa di QI non deve essere utilizzata come metro di riferimento assoluto, però il dato fa riflettere: stiamo diventando sempre più stupidi? Secondo il pedagogista Benedetto Vertecchi, una fetta consistente di responsabilità va attribuita alla digitalizzazione, che ha invaso anche la scuola intaccando la qualità degli apprendimenti:

Benedetto Vertecchi, docente di pedagogia sperimentale all’università di Roma Tre, sostiene che l’uso delle tecnologie determina una caduta nella capacità di scrivere non solo in senso meccanico, con grafie sempre più incomprensibili o strani mix di stili e caratteri nelle stesse parole: corsivo e stampatello, maiuscolo e minuscolo. Ma problemi anche nell’apprendimento. Una caduta che investe sia la capacità di tracciare i caratteri, sia quella di organizzarli correttamente in parole, da usare per organizzare il messaggio. In pratica, l’uso di mezzi digitali comporta l’attenuazione, e talvolta la perdita, della capacità di coordinare il pensiero con l’attività necessaria per tracciare i segni: gli alunni delle scuole elementari hanno sempre più difficoltà a usare le forbici e a livello ortografico sono spesso un disastro. L’intervento nella scrittura digitale di correttori automatici riduce la consapevolezza ortografica. Il ricorso ossessivo alla funzione copia e incolla riduce la necessità di sviluppare una linea argomentativa. Ma per Vertecchi l’effetto più pericoloso è la caduta della memoria. «La tecnologia abitua i bambini a pensare che c’è sempre una risposta all’esterno», e non nella loro testa“.

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