A Cesena la scuola senza voti

Una scuola senza voti è possibile. Nel numero 48 de “I quaderni della ricerca”, dal titolo “Una scuola senza voto” (Loescher, 2019), sarà presentata la sperimentazione del Liceo Monti di Cesena, che ha condotto il progetto “senza voti” tra il 2016 e il 2017. I professori, in collaborazione con gli esperti della Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna, hanno sostituito i tradizionali voti in decimi con un metodo alternativo.

Due anni fa, Simone Romagnoli, professore a contratto dell’università e co-autore del quaderno della ricerca, due anni fa aveva sottolineato: “Il progetto mira non semplicemente a un ‘insegnare concetti’ ma desidera far acquisire un metodo per apprendere. Per formare ragazzi che sappiano intraprendere con più responsabilità il percorso di crescita che li porterà ad essere i cittadini adulti di domani“.

E se da un lato l’acquisizione di un metodo e l’allenamento del pensiero critico costituiscono un sentiero in salita, va sottolineato che non sempre i voti sono lo strumento migliore per educare alla fatica e agli obiettivi.
Purtroppo, per molti studenti e per le loro famiglie il voto diventa un giudizio personale, un numero che distoglie dal benessere e dal piacere della scoperta e dell’apprendimento. Il voto diventa un fattore d’ansia e di sentimenti negativi.

La sperimentazione ha messo alla prova docenti e ricercatori: si è trattato di una sfida vera e propria, con l’obiettivo di incrementare il benessere in aula senza rinunciare alla qualità dei saperi e ai risultati accademici. La partita della scuola, infatti, non si giocherà sulla possibilità di sostituire il benessere ai saperi, ma sull’accostamento di performance e benessere. I risultati, infatti, contano (a patto che non sia la salute, fisica e psicologica, il prezzo da pagare per raggiungerli).

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