agilità emotiva

Perché parliamo spesso di empatia, resilienza e intelligenza emotiva? Semplice: una buona gestione delle emozioni è fondamentale per avere successo nella vita, ma soprattutto per il benessere. Gestire le proprie emozioni serve per risolvere i conflitti, per negoziare, per risolvere i problemi, per relazionarci con gli altri.

In questo quadro generale, vogliamo introdurre un nuovo concetto, quello di “agilità emotiva” o anche agilità emozionale. Si tratta, secondo la psicologa Susan David, dell’essere “consapevoli di tutte le proprie emozioni, anche di quelle negative come rabbia e tristezza, e al tempo stesso in grado di accettarle e imparare da ciascuna di esse“.

NON ESISTONO BUONE EMOZIONI E CATTIVE EMOZIONI

Non c’è nulla di male nel sentirsi tristi. O arrabbiati. La nostra società esagera l’importanza della gioia, come se dovesse essere l’unica emozione da provare. Spesso confondiamo gioia con felicità. La felicità si realizza quando accettiamo di buon grado noi stessi, le nostre emozioni ed anche i nostri limiti. Vivere felici non ha niente a che vedere con le emozioni che si provano: significa veder realizzati i propri progetti di vita e di crescita personale. E’ naturale che lungo il cammino ci saranno momenti difficili.

agilità emotiva siamo ciò che sentiamo

I ragazzi, soprattutto gli adolescenti, hanno una visione piuttosto distorta delle emozioni. Pensate a Facebook, dove siamo tutti sorridenti e gioiosi. Non è la vita: c’è un mondo sommerso, ma altrettanto umano. Sentirsi compresi dagli adulti e dai coetanei in tutte le proprie emozioni è fondamentale.

IMPARIAMO DA CIASCUNA DELLE NOSTRE EMOZIONI

Nessuna emozione è per sempre. Per quanto forti, le emozioni sono passeggere. Questo non vuol dire che non abbiano peso, ma semplicemente che dobbiamo vederle in prospettiva. “Cos’è che mi ha fatto provare quell’emozione?” La capacità di riflettere sui propri stati emotivi è cruciale, alla base dell’intelligenza emotiva e dei meccanismi della resilienza.

Per questo gli adulti dovrebbero interrogare con gentilezza i ragazzi sulle proprie reazioni. Con ironia, curiosità e – sempre – tanta empatia. Una volta compresa, cerchiamo di imparare dall’emozione. Cosa mi ha insegnato? Come ho reagito? Cosa posso fare per reagire diversamente?

Insegniamo a non ignorare le emozioni. Insegniamo ad affrontarle con coraggio e un pizzico di leggerezza, a passare oltre portandoci dentro il meglio di ciascuna emozione.

EDUCAZIONE EMOTIVA È INSEGNARE COME VIVERE LE EMOZIONI

C’è già tantissima carne al fuoco fin qui, e vogliamo chiudere con una riflessione. Spesso abbiamo la pretesa di sapere cosa i ragazzi dovrebbero pensare. Niente di più sbagliato: nel nostro mondo c’è tanto divertimento oltre la scuola e la famiglia. Anche troppo. Se chiudiamo la porta al dialogo e all’empatia, la apriamo a una serie di fenomeni poco piacevoli, di cui le dipendenze digitali sono solo la punta dell’iceberg.

Dovremmo, piuttosto, insegnare come pensare, come superare gli ostacoli, insegnare come si fa un progetto di vita invece di fornirne uno preconfezionato. Nel fare questo, la dimensione di cura è fondamentale. Don Milani diceva “I care”, che potremmo tradurre con “mi curo di te”, “mi stai a cuore”. Susan David dice “I see you“, letteralmente “ti vedo”, nel senso, empatico, del riconoscimento. Vedo te in quanto persona, vedo le emozioni che provi, i tuoi dubbi e le tue paure.

E’ l’atteggiamento che ciascuno di noi dovrebbe adottare verso il mondo prima ancora che verso i suoi figli o alunni.

 

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