AI BAMBINI INSEGNIAMO IL VALORE DELLA FELICITA’

educare alla felicità e alla gioia

Uno dei problemi che vengono evidenziati più spesso (da Camilleri a Crepet) a proposito della nostra società è la mancanza di valori di riferimento, capaci di guidare genitori ed insegnanti nell’educazione dei giovani. Questa situazione è aggravata dall’etica dominante di tipo performativo: oggi, i valori di riferimento sono il capitale economico e la felicità, intesa come potere d’acquisto libero dalla “fatica” necessaria ad ottenere quel capitale. Questi valori hanno lo svantaggio di lasciare la persona e la comunità ai margini.

A quest tipo di valori, noi preferiamo gioia e felicità, intesi come benessere di ciascuno all’interno di una comunità. Quando parliamo di educazione alla felicità e alla gioia, non intendiamo una semplice “disciplina scolastica”, ma un vero e proprio cambio di paradigma, non fondato sulla competenza e sulla capacità di produrre reddito ma sulla capacità di riconoscere e perseguire il benessere.

Attenzione però: educare alla felicità e alla gioia non significa lasciare libertà assoluta. Alla base di una famiglia serena (e di una persona serena) ci sono delle regole condivise e necessarie. Nessuna comunità può sopravvivere in assenza di regole chiare.

I PILASTRI DELL’EDUCAZIONE ALLA FELICITÀ E ALLA GIOIA

Quali dovrebbero essere i punti chiave per educare alla felicità e alla gioia? Noi ne abbiamo individuati sei:

  • Pensiero critico: in una società felice, il pensiero critico è la stella polare di ciascun individuo, la luce capace di guidarlo nel riconoscimento dei propri bisogni e di quelli di chi lo circonda;
  • Intelligenza emotiva: è la chiave per stare bene insieme agli altri; l’intelligenza emotiva è necessaria per riuscire a mantenere in equilibrio l’Io e il Noi;
  • Collaborazione: per cui serve una buona dose di intelligenza emotiva, per cui si ricollega al punto precedente;
  • Educazione alla salute e ad uno stile di vita sano, perché non c’è felicità senza salute;
  • Esaltazione della fatica e del far bene: una persona felice non ha bisogno di scorciatoie o tantomeno di ingannare il prossimo; l’educazione a far bene è ben diversa dal perfezionismo competitivo, in quanto crede nel valore formativo dell’errore e del fallimento.
  • Rispetto delle regole, intese come elementi essenziali per la convivenza civile.