ANCHE UN GENITORE PUO’ PIANGERE

I genitori danesi, secondo “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” si sforzano di essere autentici nel rapporto con i propri figli: piuttosto che nascondere loro le emozioni che provano, preferiscono spiegargliele in modo chiaro ed asciutto. Nel nostro paese, invece, scontiamo una certa attitudine alla temperanza emozionale. Ce ne parla bene Paolo Crepet in “La gioia di educare“:

Dunque, per una certa tradizione educativa, le emozioni rappresentano un materiale pericoloso, scivoloso: occorrerebbe controllarle, gestirle in nome di una normalità comportamentale che dovrebbe tranquillizzare i figli. Come non capire, invece, che un adulto è credibile – dunque rassicurante – proprio nella misura in cui riesce ad essere autentico in ogni espressione emotiva?

Se un bambino vede che la mamma non riesce a controllare le lacrime – ma che è anche capace di spiegare con chiarezza ciò che le sta accadendo, altrimenti si tratterebbe di una comunicazione di pura angoscia – impara che è lecito esprimersi, che non ci si deve vergognare di ciò che si prova. E quella mamma trasmetterà fiducia nel figlio, dimostrandogli di ritenerlo capace di capire proprio ciò che non è facile spiegare. 
Al contrario, un adulto che trattiene l’espressione del proprio dolore tenderà a controllare qualsiasi altra espressione emotiva, compresa la gioia o la spensieratezza: semplicemente avrà paura di esprimersi e preferirà rifugiarsi in un più confortevole e facile formalismo emozionale“.

Nel comportamento della mamma descritta da Crepet ci sono due spunti interessanti legati all’intelligenza emotiva: il primo è l’espressione dell’emozione, che aiuta il bambino a costruire un proprio vocabolario emotivo radicato nella realtà (un vocabolario molto più forte e sincero di quello costruito sui “cartelloni delle emozioni”, o attraverso qualsiasi altro strumento logico-razionale). Il secondo è la trasparenza emotiva, l’idea che le emozioni e i sentimenti non siano qualcosa da nascondere. Se tutti noi fossimo un poco più trasparenti, tanti dissidi e tante tragedie potrebbero essere risolte attraverso il dialogo e l’empatia.

Questo non significa reagire in modo impulsivo e incontrollato alle emozioni. Piuttosto, come sottolinea Gottman a proposito dell’educazione emotiva, significa spostare l’oggetto del controllo dalle emozioni ai comportamenti: tutte le emozioni sono lecite, non tutti i comportamenti lo sono.

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