Lettura scelta da “Il segreto dell’infanzia” (Maria Montessori, Garzanti, 2018):


Mentre stavamo preparando del materiale per insegnare l’alfabeto stampato e ritentare la prova dei libri, i bambini cominciarono a leggere tutte le stampe che si trovavano nella scuola: e c’erano alcuni scritti veramente difficili a decifrare, come un certo calendario dove erano stampate parole scritte in lettere gotiche. Al tempo stesso i genitori vennero a dire che per la strada i bambini si fermavano a leggere le insegne delle botteghe e non si poteva più andare a spasso con loro. Era evidente che i bambini si interessavano a decifrare i segni alfabetici, non a sapere quelle parole. Vedevano una scrittura diversa, e si trattava di conoscerla, riuscendo a ricavarne il senso di una parola. Era uno sforzo di intuizione paragonabile a quello che induce gli adulti a rimanere lungamente studiando i segni di scritture preistoriche scolpite sulla pietra, fino a che il senso che ne deriva dà la prova di aver decifrato i segni sconosciuti. Questo era il movente della nuova passione che nasceva nei bambini.

Troppa fretta da parte nostra nello spiegare i caratteri stampati, avrebbe spento quell’interesse e quell’energia intuitiva. Anche una intempestiva insistenza a far leggere delle parole sui libri, sarebbe stato un aiuto negativo, che avrebbe, per una finalità senza importanza, abbassato l’energia di quelle menti dinamiche. E così i libri rimasero per lungo tempo nelle credenze.
Fu solo più tardi che i bambini si misero in rapporto coi libri. Cominciò da un fatto proprio interessante. Un bambino tutto eccitato venne a scuola, nascondendo nella mano un pezzo di carta sgualcita e si confidò a un compagno: «Indovina che cosa c’è in questo pezzo di carta…». «Non c’è niente, è un pezzo di carta rotta.» «No, c’è un racconto…» «Un racconto lì dentro?» Questo attirò una folla di bimbi interessati: il bambino aveva raccolto il foglio in un mucchio di immondizie. E si mise a leggere: lesse il racconto. Allora fu compreso il significato di un libro: e dopo questo si può dire che i libri andarono a ruba.


FONTI

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