Le bugie dei bambini

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Ti sei mai domandata/o come nasca nei bambini il meccanismo della menzogna? In questo articolo proviamo a riassumere brevemente cosa ci dice la psicologia dello sviluppo.

LE BUGIE DEI BAMBINI PICCOLI

All’inizio del secolo scorso sono stati fatti i primi studi sulla menzogna. Per i bambini più piccoli, è una bugia qualsiasi uso “cattivo” del linguaggio, comprese parolacce ed errori. Addirittura questi utilizzano delle pseudobugie, parole ingannevoli dette però senza cognizione, senza che il bambino se ne renda conto o abbia un preciso scopo.

A 6 anni un’affermazione falsa è considerata una bugia a prescindere dalle intenzioni. Tra i 7 e gli 8 anni, l’intenzione diventa più importante. Ma questi saggi psicologi, come hanno fatto ad arrivare a questa conclusione? Semplice: Piaget ha ideato un esperimento interessante. Ha proposto ai bambini che interrogava questa storiella:

“Un bambino non sa il nome delle vie. Un signore gli chiede dov’è via Carouge. Egli la indica in modo sbagliato. E’ una bugia o no?”

Il bambino più grande risponde di no: la bugia è quando si sa la verità e la si nasconde. Quello di 6 anni non ha dubbi: il nostro bimbo ha mentito. Volendo approfondire, sempre Piaget ha escogitato una storia ancora più diabolica

“Il bambino, che sa i nomi delle vie, da un indirizzo sbagliato al signore che gli chiedeva dove fosse via Carouge. Tuttavia, il signore non si perde.
Un altro bambino, che non sa i nomi delle vie, da l’indirizzo sbagliato e il signore si perde”. 

A 6 anni i bambini ritenevano più cattivo il secondo bambino, visto che il signore si era perso. Solo dopo i 7 la cattiva intenzione del primo bambino era ritenuta tremendamente sbagliata.

BUGIE E TEORIA DELLA MENTE

Più recentemente, le bugie sono state studiate nell’ambito della teoria della mente (argomento interessantissimo ma lungo e tecnico, diciamo che si intende per teoria della mente la capacità di capire che gli altri pensano e il tentativo di interpretare i loro pensieri). È emerso dalle ricerche che a 4-5 anni un bambino è in grado di architettare un semplice imbroglio per autoproteggersi; in pratica, sta programmando una bugia ancor prima di capirne bene la natura. Il tutto, con un altro esperimento:

A dei bambini si davano una serie di adesivi e gli si faceva indicare il loro preferito per portarselo via. Prima di loro però c’era un pupazzo che ne sceglieva uno. In questo caso c’era O un pupazzo bianco, che non sceglieva mai l’adesivo selezionato dal bambino, O un pupazzo nero, che prendeva sempre quello indicato come preferito. Di fronte al pupazzo nero, i bambini di 3 anni continuavano a indicare l’adesivo preferito (e se lo facevano portar via), mentre quelli più grandi ne indicavano uno di minor valore, che gli sarebbe stato sottratto senza problemi. In pratica, mentivano per imbrogliare il pupazzo“.

Che mentire sia parte integrante della nostra natura umana?! Mentire non è facile: bisogna costruire una storia coerente e credibile, ricordarsela, non contraddirla, rimanere impassibili ed evitare di tradirsi. Per fare questo, è richiesto un ottimo controllo cognitivo ed emotivo oltre a spiccate doti sociali: ricordiamoci sempre che perché riesca deve convincere chi la ascolta.

EDUCAZIONE E BUGIE

Come dovrebbe porsi un educatore o un genitore di fronte alle bugie dei bambini? Se hai letto questo articolo, probabilmente stai cercando questo genere di informazioni. La strada migliore, a nostro avviso, è quella dell’autenticità: se l’onestà è un valore in famiglia (così come viene proposto ne “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni), è bene che i membri della stessa non dicano bugie. Può capitare – ci mancherebbe – ma sarà necessario spiegare con fermezza che le menzogne minano il valore fondamentale dell’onestà.

Ci vuole pazienza. Come hanno evidenziato i ricercatori, le prime bugie non hanno alcuna intenzione nociva e sono frutto della condizione infantile. Prima degli 8-9 anni, l’onestà può essere un modello positivo di vita sociale, ma non ci si può aspettare che i bambini riescano ad interiorizzarla.

FONTI

  •  A. Berti, A. Bombi, Corso di Psicologia dello Sviluppo, Il Mulino, 2005