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Educare non vuol dire servire il bambino, ma insegnargli a fare da solo

Chi non comprende che insegnare a un bambino a mangiare, a lavarsi, a vestirsi, è lavoro ben più lungo, difficile e paziente che non imboccarlo, lavarlo e vestirlo? Il primo è il lavoro nobile dell’educatore, il secondo il lavoro inferiore e facile del servo” (M. Montessori, La scoperta del bambino)
E voi, vi sentite servi o educatori? Purtroppo è facile cedere alla lusinga del servizio. Eppure, è proprio servire i bambini che inibisce la loro felicità (e ce ne rendiamo conto pienamente). Sempre la Montessori scrisse: “È certo che per il bambino l’attitudine al lavoro rappresenta un istinto vitale, perché senza lavoro non si può organizzare la personalità, […] l’uomo si costruisce lavorando. […] effettuando lavori manuali in cui la mano è lo strumento della personalità, l’organo dell’intelligenza e della volontà individuale, che edifica la propria esistenza di fronte all’ambiente. L’istinto dei bambini conferma che il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana, l’istinto caratteristico della specie” (M. Montessori, Il segreto dell’infanzia).
Questo lavorio comincia dalla sfera dell’autonomia: lavora il bambino che si lava i denti, quello che rimbocca le coperte la mattina e quello che dispone i giocattoli sulla sua scrivania. Ecco i primi “lavori” infantili: piccole azioni che insegnano ai bambini che sono artefici della propria vita, padroni (rispettosi) del mondo. È attraverso questo viaggio interiore che si edificano le fondamenta di una vita gioiosa, perché non c’è gioia senza lavoro e non c’è lavoro senza autonomia.

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