Mente razionale e mente emozionale

Tutti noi, nessuno escluso, proviamo tante emozioni diverse ogni giorno. Gli uomini sperimentano le emozioni sin dall’antichità; l’imperatore-filosofo Marco Aurelio suggeriva di non farsi trascinare dalle emozioni, mentre secondo il filosofo Seneca l’uomo saggio era in grado di riconoscere i limiti delle emozioni e di evitarle, utilizzando invece la ragione.

Questi filosofi, che non conoscevano la struttura del cervello umano, avevano già capito un fatto molto importante: il nostro cervello è “diviso” in due. Da un lato troviamo la parte emotiva, dall’altro quella razionale. La loro intuizione è stata confermata negli anni Novanta: gli scienziati, grazie alle tecnologie moderne, che permettono di osservare l’attività del cervello in modo non invasivo, hanno scoperto come il cervello produce le emozioni e come queste influenzano il pensiero razionale.

Oggi sappiamo che la nostra mente è divisa in due parti: una razionale, l’altra emozionale (o emotiva). Ce lo spiega Daniel Goleman in “Intelligenza emotiva“:

La mente razionale è la modalità di comprensione della quale siamo solitamente coscienti: dominante nella consapevolezza e nella riflessione, capace di ponderare e di riflettere. Ma accanto ad essa c’è un altro sistema di conoscenza – impulsiva e potente, anche se a volte illogica, c’è la mente emozionale
La dicotomia emozionale/razionale è simile alla popolare distinzione fra “cuore” e “mente”; quando sappiamo che qualcosa è giusto “con il cuore” la nostra convinzione è di un ordine diverso – in qualche modo è una certezza più profonda – di quando pensiamo la stessa cosa con la mente razionale
Spesso – forse quasi sempre – queste due menti sono perfettamente coordinate; i sentimenti sono essenziali per il pensiero razionale, proprio come questo lo è per i sentimenti. Ma quando le passioni aumentano d’intensità, l’equilibrio si capovolge: la mente emozionale prende il sopravvento, travolgendo quella razionale“.

La mente emozionale, tuttavia, non funziona allo stesso modo di quella razionale: è più antica, sfugge al controllo cosciente ed è capace di influenzare notevolmente i nostri pensieri. Del resto, la mente razionale si è evoluta nel corso dei millenni proprio a partire dal nucleo emozionale.
Già, le emozioni hanno il potere di disorganizzare il pensiero. Ecco perché è tanto importante imparare ad armonizzare pensiero ed emozione.

In un certo senso, abbiamo due cervelli, due menti – e due diversi tipi di intelligenza: quella razionale e quella emotiva. Il nostro modo di comportarci nella vita è determinato da entrambe: non dipende solo dal Q.I., ma anche dall’intelligenza emotiva, in assenza della quale, l’intelletto non può funzionare al meglio. La complementarietà del sistema limbico e della neocorteccia, dell’amigdala e dei lobi prefrontali, significa che ciascuno di essi è solitamente una componente essenziale a pieno diritto della vita mentale. Quando questi partner interagiscono bene, l’intelligenza emotiva si sviluppa, e altrettanto fanno le capacità intellettuali“.

L’area del cervello legata alle emozioni si chiama amigdala ed è collegata con il talamo, l’area del cervello che riceve gli stimoli visivi e uditivi. Quello che hanno scoperto gli scienziati è che l’amigdala è la prima porzione del cervello a ricevere ed elaborare questi stimoli. Solo in seguito essi arriveranno nelle aree che attivano il pensiero razionale. L’amigdala è in grado di produrre reazioni vegetative, ormonali e perfino comportamentali, e tutto questo avviene in una frazione di secondo, prima di avere la possibilità di “pensarci su”.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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BIBLIOGRAFIA
D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011

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