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Lavoretti con il feltro per Halloween

Sapevate che con il feltro, ago e filo, colla a caldo e un po’ di cotone per imbottiture si possono realizzare dei simpaticissimi pupazzi a tema Halloween?

lavoretti di halloween con il feltro

COME PROCEDERE

  1. Stampate i cartamodelli disponibili qui sotto
  2. Ritagliate su due fogli di feltro dello stesso colore due sagome, seguendo il cartamodello; saranno il fronte e il retro del vostro pupazzo.
  3. Con ago e filo, cucite i due fogli di feltro sagomati, utilizzando il punto festone (qui trovate un video-tutorial molto chiaro). Non dovrete cucire tutta la sagoma: lasciate una piccola apertura per riempirlo con il cotone per imbastire.
  4. Imbastite il pupazzo con il cotone, riempendolo fino a raggiungere la consistenza che desiderate.
  5. Completate la cucitura della sagoma, chiudendola.
  6. Ritagliate i dettagli del vostro pupazzo (occhi, denti, etc.) e fissateli con la colla a caldo.

ACQUISTARE I MATERIALI

Se avete una merceria di fiducia, potete recuperare lì tutti i materiali. Se preferite, potete acquistarli online. Noi abbiamo preparato una “lista della spesa” con alcuni prodotti che abbiamo testato e che riteniamo validi:

  • Ovatta per imbottitura
  • Fogli di feltro (nella confezione che vi suggeriamo ci sono 60 fogli di 60 colori diversi; tuttavia, per realizzare i pupazzi occorrono 2 fogli per colore; quindi, occorreranno 2 confezioni. L’alternativa è comprare i singoli fogli di feltro in una merceria o in un negozio di belle arti o hobbistica)
  • Pistola per colla a caldo con stick di colla (economica, adatta se, come noi, realizzate qualche lavoretto ogni tanto e non avete pretese “professionali”).

CARTAMODELLI

Di seguito potete trovare i cartamodelli per realizzare i pupazzi di feltro a tema Halloween. Sotto ciascun modello troverete il link per scaricare il file PDF stampabile.

Cliccate qui per scaricare il cartamodello di questo pipistrello.

Cliccate qui per scaricare il cartamodello di questa zucca.

Cliccate qui per scaricare il cartamodello di questo fantasmino.

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La lettera di Mario Lodi agli insegnanti

Care maestre e cari maestri, mi è capitato spesso, in questo periodo, di ricevere lettere o telefonate da qualcuno di voi. La domanda che mi viene rivolta con maggiore insistenza è: “Come facciamo a insegnare, in tempi come questi?”. I sottintesi alla domanda sono molti: il ritorno del “maestro unico”; classi sempre più affollate; bambini e bambine che provengono da altre culture e lingue e non sanno l’italiano etc. Anch’io, come voi, soprattutto nei primi anni della mia attività di maestro, mi ponevo interrogativi analoghi. Ho cominciato ad insegnare subito dopo la guerra. Le classi erano molto numerose. Capitava anche di avere bambini e bambine di età diverse. Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto con qualche provvedimento d’imperio. I vecchi contadini delle mie parti dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori. Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: non sentitevi mai da sole e da soli! Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere nonostante tutto al centro del vostro lavoro e che, vedrete, non finiranno mai di sorprendervi. Poi ci sono altre e altri che, come voi, si stanno chiedendo in giro per l’Italia quale sia ancora il senso di questo bellissimo mestiere. Capitò così anche a me, anche a noi. Cercammo colleghe e colleghi che si ponessero le nostre stesse domande e fu così che incontrammo Giuseppe Tamagnini, Giovanna Legatti, Bruno Ciari e altre e altri con i quali costruimmo il Movimento di Cooperazione Educativa. Poi ci sono anche i genitori e le zie e i nonni dei vostri alunni e delle vostre alunne, che possono darvi una mano, se saprete, anche insieme a loro, rendere la scuola un luogo accogliente e bello, in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e restare assieme ad altri. Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro. Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso venga riconosciuto per quel moltissimo che vale.

Un abbraccio grande. Mario Lodi

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Mariano

Mariano è un nome di origine latina. Deriva dal nome gentilizio latino Marianus, che significa “discendente di Mario”. Nonostante le origini, il nome si è diffuso successivamente, negli ambienti cristiani, come nome legato al culto di Maria (culto mariano).

L’onomastico del nome Mariano si può festeggiare il 30 aprile, in ricordo del martire San Mariano.
Il colore legato al nome Mariano è il blu.
La pietra portafortuna per Mariano è lo zaffiro.

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Mariano.

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Swami

Swami è un nome di origine indiana. La parola swami in sanscrito significa “maestro” o “principe”. Nella religione induista Swami è un titolo onorifico con il quale vengono chiamati gli asceti che fanno parte di un ordine monastico. Il nome in origine è maschile, ma in Italia viene utilizzato anche come forma femminile.

Swami è un nome adespota. L’onomastico si può festeggiare il 1° novembre, nel giorno di Ognissanti.
Il colore legato al nome Swami è il rosso.
La pietra portafortuna per Swami è il granato.

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Swami (femminile).

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Swami (maschile).

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Lo straordinario potere della comunicazione mamma-neonato

Uno degli strumenti più importanti che abbiamo per relazionarci con i bambini è la voce: straordinario mezzo di comunicazione e di relazione. Alla voce, si affianca il sorriso: anch’esso sa dire tanto in poco.
A questo proposito, vi suggeriamo la lettura di questo brano, tratto dal libro “Comprendere i bambini”:

“Non tutti gli adulti si rendono conto del potere che ha la voce umana nel calmare e rassicurare un bambino. Quali siano le ragioni del pianto è sempre possibile arrestarlo, sia pure per pochi secondi, con il suono della nostra voce dolce e affettuosa.

Il sorriso è presente alla nascita e può diventare subito una maniera di comunicare con la madre, una maniera di rispondere alla sua presenza appena il bambino ne vede il volto. Egli apprende così a reagire positivamente all’essere umano e soltanto alcuni mesi più tardi diventerà più selettivo nella risposta del sorriso. Le persone che si vedono per la prima volta sono guardate a lungo prima di essere accettate e di ricevere un sorriso.

L’uso della voce, del sorriso e dello sguardo si mescola in modo differente nelle diverse coppie madre-bambino e diventa il linguaggio della loro speciale comunicazione. Avviene lo stesso in ogni coppia che si ama, e nessuno di noi usa il linguaggio dell’amore esattamente nello stesso modo con tutte le diverse persone con le quali si stabilisce una relazione di coppia. Con ciascuna persona creiamo una comunicazione speciale fatta di gesti, parole e sguardi, che assumono il loro vero e completo significato soltanto nel contesto di quella relazione. Si arriva facilmente anche a cambiare il vero nome con uno diverso e speciale, che viene usato proprio nei momenti unici del rapporto di coppia.

Una frequente e ricca comunicazione tra la madre e il bambino è di grande aiuto nel proteggere il bambino dal timore della separazione e gli insegna, attraverso la voce, il sorriso e lo sguardo, come stare in contatto con la madre e come può comunicare con lei anche quando non sta tra le sue braccia, perché tutte queste azioni possono avvenire a una certa distanza, perciò si può “stare insieme” senza essere “attaccati”.
Lo spazio della relazione si amplia, come anche il potere di comunicazione e i bambini ne sperimentano il piacere mentre diventano persone che si differenziano sempre più dalla madre e dalle altre presenze dell’ambiente”.

BIBLIOGRAFIA
S. Quattrocchi Montanaro, Comprendere i bambini, 2019 (ed. or. 1998), Di Renzo Editore

Potete acquistare il libro online, cliccando qui.

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Diletta

Diletta è un nome di origine latina. Deriva dal nome latino Dilecta, forma del verbo diligere (“prediligere”, “amare per scelta”). Questo nome ha un valore affettivo e significa “prediletta”.

Diletta è un nome adespota. L’onomastico si può festeggiare il 1° novembre, nel giorno di Ognissanti.
Il colore legato al nome Diletta è il viola.
La pietra portafortuna per Diletta è l’ametista.

Cliccate qui per stampare o per scaricare la scheda del nome Diletta.

 

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