Il bullismo, come il silenzio, è un fatto sociale: non riguarda tanto il bullo o la vittima in sé, quanto piuttosto la famiglia, la classe e la comunità. In particolare, è interessante analizzare il bullismo dei genitori, ovvero quelle situazioni in cui i genitori diventano bulli o favoriscono – anche inconsapevolmente – questo fenomeno.

Facciamo un esempio. Stevie Grassetti, psicologo dell’Università del Delaware, conferma che “quando i genitori dicono ai bambini di non lasciarsi coinvolgere, è più facile che i ragazzi si uniscano ai bulli o facciano finta di niente“.
Al contrario, i genitori che affrontano il tema del bullismo ed invitano i propri figli a parlarne e a non far finta di niente, producono un atteggiamento proattivo e positivo, volto a risolvere i casi di bullismo e a monitorare le situazioni sociali.
In modo simile, i genitori che educano i figli all’autonomia e che dialogano con loro senza opprimerli, riducono il rischio che i propri ragazzi diventino bulli o vittime. Si tratta di banalità e forse non era il caso di scomodare la psicometria.

Si tratta di banalità? Probabilmente sì. Banalità che rivelano una verità scomoda:

Se di fronte ai problemi facciamo finta di niente, educheremo i nostri figli a voltarsi dall’altra parte.
Se usiamo violenza, cresceremo dei violenti.
Se giustifichiamo tutto e tutti, insegneremo loro a giustificare o a sentirsi giustificati.

Di fronte al bullismo siamo tutti responsabili. Questo assunto è alla base dei programmi più efficaci di lotta al bullismo e dovrebbe guidare mamma e papà nell’affrontare questo tema. Prendiamolo sul serio.

FONTI

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