Recentemente il filosofo Umberto Galimberti ha dichiarato che lui espellerebbe i genitori dalla scuola, poiché sono interessati esclusivamente alla promozione dei figli e non ad un percorso di crescita autentico (fatto anche di ostacoli e difficoltà). La nostra scuola, però, si muove da tempo nella direzione opposta: La Legge n. 53 del 28 marzo 2003 dichiara in modo molto chiaro il principio di cooperazione tra scuola e famiglia:

Al fine di favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con il principio di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione, il Governo è delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle competenze costituzionali delle regioni e di comuni e province, in relazione alle competenze conferite ai diversi soggetti istituzionali, e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, uno o più decreti legislativi per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di istruzione e formazione professionale“.

Tra l’altro, è evidente che un progetto educativo può funzionare esclusivamente a patto che le varie agenzie educative collaborino in vista di un obiettivo più grande. Questo è tanto più vero nel nostro mondo, caratterizzato da una grande complessità e da tante criticità per quanto riguarda l’infanzia e l’adolescenza.

Ma quali sono gli ostacoli più frequenti alla cooperazione scuola-famiglia? Il primo è la volontà di avere ragione a qualsiasi costo, anche di fronte all’evidenza contraria. Il secondo è la divergenza educativa, con i genitori che promuovono un certo stile e la scuola che ne promuove uno opposto e incompatibile.

Tra i principali motivi di contrasto e di scontento legati al mondo della scuola, troviamo proprio le incomprensioni tra famiglia e insegnanti, che spesso degenerano in vere e proprie liti. Ma come si può ripristinare un ambiente collaborativo?
Noi (basandoci sul lavoro di esperti del mondo scolastico, psicologi e pedagogisti) abbiamo individuato due punti: il primo è diffondere la consapevolezza che la scelta della scuola è un momento importante nella vita della famiglia. Il secondo, è l’introduzione di una procedura di “mediazione” per mezzo di uno specialista terzo (idealmente uno psicologo, figura che ha la competenza professionale per valutare eventuali disagi personali delle parti in causa). Questa strada comporta dei costi, ma individuare una procedura chiara è l’unico modo per risolvere una volta per tutte l’annosa questione dei disaccordi scuola-famiglia.

FONTI

  • Meloni, E. (2005) Enzo Meloni sul rapporto scuola-famiglia. (www.indire.it)
  • Scorpiniti, M. (2006), Collaborazione scuola-famiglia: “alleanza educativa” o rischio di ingerenza? Aspettative reciproche e difficoltà, SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org), Roma, 19 gennaio 2007
  • https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2004/legge53.shtml

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