Spesso sui siti che affrontano temi legati all’educazione, come facciamo noi di Portale Bambini, parole come televisione, iphone, ipad sono connotate negativamente. Sappiamo tutti che è preferibile ridurre il numero di ore trascorse davanti ai media e che sicuramente giocare all’aperto è più salutare.

Non possiamo tuttavia nasconderci dietro un dito. I bambini che stiamo crescendo sono nativi digitali, piccoli esperti di tecnologie che a due anni sanno sbloccare uno smartphone e a sei navigare su Internet. Quando parliamo di Media Education, inteso come educazione ai media, lo facciamo sempre con l’intento di dare linee guida agli adulti su come veicolare la comunicazione ai più piccoli. Sappiamo da recenti ricerche che uno dei principali mali della società contemporanea è il fatto di non saper discernere la veridicità delle informazioni.

Allenati in maniera erronea dai social media, spesso tendiamo a farci influenzare da commenti o notizie soltanto parzialmente vere.
I genitori oggi hanno diverse sfide da affrontare: tra queste anche la capacità di insegnare ai bambini, gli adulti di domani, a porsi con senso critico di fronte ai flussi di comunicazione. Finché sono molto piccoli, potremo filtrare ciò che percepiscono. Ma cosa succede quanto crescono e diventano autonomi?

Oggi gli insegnanti e i genitori devono trasformarsi in edu-comuni-catori

La Media Education di matrice anglofona introduce un concetto di “alfabetizzazione mediale” che può tornarci utile a questo proposito. L’obiettivo è di insegnare sia l’autonomia critica, sia il concetto di partecipazione critica alla cultura (mediatica) del nostro tempo, intesa come esercizio della cittadinanza democratica.

Secondo Cary Bazalgette, esiste un nesso profondo tra educazione alla cittadinanza e media education: tutti dovrebbero essere in grado di usare tecniche di decodifica che permettano di comprendere cosa è vero e cosa non lo è; chi è rappresentato e chi non lo è. Genitori ed insegnanti dovrebbero trasformarsi in edu-comuni-catori, capaci di insegnare ai bambini ad avere uno sguardo esterno, a valutare l’informazione ed eventualmente approfondirla o prendere le distanze.

Questo è anche un modo per combattere il pregiudizio. I mass media hanno la capacità di modellare una determinata realtà sociale, influenzando gli spettatori, anche quelli passivi o meno attenti.In pratica spesso alcuni fenomeni sociali vengono sovrarappresentati o sottorappresentati operando una distorsione della realtà. Se si viene sistematicamente esposti a queste distorsioni, il rischio è di percepire in maniera non corretta un evento o un’informazione.

Non possiamo ridurre il potere dei media, ma possiamo allenare il nostro senso critico e quello dei bambini. Leggere insieme un quotidiano, commentare una notizia, confrontarsi, lasciare sempre aperto il dialogo: ecco i pilastri per trasformare la Media Education in uno strumento di crescita e confronto per la famiglia.

Facciamo un test: sappiamo come funzionano i media?

La prossima volta che leggiamo un articolo di giornale, una pagina web, quando guardiamo un video o la tv, proviamo a farci queste domande:

  • Chi è che controlla la produzione e la distribuzione di questo medium? Come guadagna da esso? 
  • Come questo medium raggiunge il suo pubblico? 
  • Che tecnologie utilizza il medium? Quali linguaggi? E’ uno strumento che da voce a tutti o solo a qualcuno?
  • Posso fidarmi di quello che leggo? Esiste una bibliografia? Conosco l’autore o posso discutere con lui dei contenuti pubblicati? 

Rispondere è il primo passo verso la consapevolezza dei media che utilizziamo. Purtroppo siamo noi adulti i primi ad essere scarsamente alfabetizzati ai media, ma una volta che cominceremo ad allenare il nostro pensiero critico-creativo diventeremo ottimi insegnanti per i più piccoli.



Quando vi sentirete pronti, provate a discutere di media con i bambini, insegnate loro come realizzare un piccolo giornalino (o delle dispense da regalare ad amici e parenti), a distinguere fonti attendibili e non, a capire cosa si nasconde dietro i media. Insegnerete loro a diventare persone consapevoli.

a cura di Alessia de Falco e Matteo Princivalle