Cos’è un pregiudizio?

Cos’è il pregiudizio? Gordon W. Allport lo ha definito in modo straordinario (offrendoci un’opportunità per pensare a come pensiamo):

“Forse la più sintetica definizione del pregiudizio è questa: “Il pensare male degli altri senza una ragione sufficiente”. Questa breve definizione contiene i due elementi essenziali di tutte le altre: il riferirsi ad un giudizio infondato e il colorito affettivo.
È tuttavia una definizione troppo breve per essere del tutto esauriente. In primo luogo, essa si riferisce soltanto al pregiudizio negativo. Si possono avere dei pregiudizi verso qualcuno in favore di altri; si può pensare bene di loro senza fondate ragioni.
La definizione proposta dal New English Dictionary tiene conto sia del pregiudizio positivo sia di quello negativo: “Un sentimento, benevolo o malevolo, verso una persona o cosa, antecedente all’esperienza oggettiva o senza tener conto di questa”.
Ma se è importante tenere presente che il pregiudizio può essere tanto favorevole che sfavorevole, nondimeno è vero che il pregiudizio etnico è per lo più di carattere negativo […].
La frase “pensare male degli altri” è, ovviamente, un’espressione ellittica da intendersi come implicante sentimenti di disprezzo o disgusto, di paura o avversione, come pure le varie forme di generica antipatia che spinge a parlare male della gente, a fare delle discriminazioni o a comportarsi aggressivamente. In modo analogo, dobbiamo chiarire l’espressione “senza una ragione sufficiente”. Un giudizio è immotivato, quando non poggia su elementi di fatto. Un umorista definì il pregiudizio come l’atto di “distruggere qualcosa che ancora non
si è costruito”. Non è facile stabilire in che misura sia necessario un dato di fatto per giustificare un
giudizio. Una persona che si nutra di pregiudizi asserirà, per lo meno, di avere ragioni sufficienti per avallare il suo punto di vista. Essa ci parlerà delle sue esperienze negative a contatto con i profughi, cattolici od orientali. Ma, nella maggior parte dei casi, è evidente che tali fatti sono insufficienti e di poco rilievo. Essa è vittima di un “processo autonomo selettivo” dei suoi ricordi, mescolati con dicerie venutegli all’orecchio in seguito e generalizzate.
Non è possibile che uno conosca tutti i profughi, cattolici od orientali. Pertanto, ogni giudizio negativo formulato su questi gruppi nella loro globalità, strettamente parlando, è un esempio di pensiero calunnioso privo di ragione sufficiente”.

BIBLIOGRAFIA
Gordon Willard Allport, La natura del pregiudizio, trad. M. Chiaranza, La Nuova Italia, Firenze 1973