Diagnosi DSA? Aspettate la seconda

Gli screening precoci possono prevenire i Disturbi Specifici dell’Apprendimento? Ha senso sottoporre i bambini a test fin dalla scuola dell’infanzia per prevenire e trattare i potenziali DSA in modo precoce? Secondo noi no. Questo parere, naturalmente, non si basa sulla nostra pratica educativa, ma sulle direttive emanate dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.
Esiste un documento, recepito dal Consiglio Nazionale nella seduta del 26 Febbraio 2016, con deliberazione n° 10/16 (qui è possibile leggere il documento integrale, 72 pagine), che individua le buone pratiche professionali per l’individuazione e il trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Ecco tre quesiti ed altrettante risposte particolarmente significative:

Quando può essere effettuata una diagnosi di DSA?
Per la Dislessia, Disgrafia e Disortografia è possibile effettuare una diagnosi di DSA (e quindi rilasciare la relativa certificazione) dalla fine della classe seconda della scuola primaria. Per la Discalculia è necessario attendere la fine della classe terza, come già suggeriva la CC-2007 e conferma il PARCC-2011 (quesito A5.C), soprattutto per evitare l’individuazione di falsi positivi.

Può essere anticipata la diagnosi di DSA?
Prima della fine della classe seconda primaria l’elevata variabilità interindividuale nei tempi di acquisizione non consente una applicazione dei valori normativi di riferimento che abbia le stesse caratteristiche di attendibilità
riscontrate ad età superiori (CC-2007). Per quanto riguarda Dislessia e Disortografia il PARCC scoraggia l’anticipazione della diagnosi, a causa della mancanza di prove diagnostiche e/o di screening sufficientemente predittive (PARCC-2011, Quesito A5.A).

È corretto parlare di prevenzione nell’ambito dei DSA?
Essendo i DSA disturbi di origine neurobiologica, parlare di prevenzione non è corretto e può costituire una forzatura. È possibile però, attraverso un’individuazione precoce del disturbo, intervenire tempestivamente e
migliorare non solo la prognosi, ma anche prevenire gli effetti del disturbo sulle variabili psicologiche (emotive, motivazionali, ecc.), riducendo il rischio di psicopatologia associata nonché di drop-out scolastico.

Alla luce di queste righe, l’unica “medicina” valida sin dalla prima infanzia è l’educazione, impartita con amore e ferma credenza nei propri valori familiari e scolastici. L’educazione, grande assente nel contesto famigliare – ad oggi i genitori nel nostro paese non godono di alcun supporto educativo al di là della scuola – potrebbe rivelarsi un fattore determinante per supportare bambini e genitori nella crescita.

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