Dire “Grazie!”, un investimento per la vita

“La felicità, in fondo, è una piccola cosa” diceva Trilussa. E in effetti ci soffermiamo molto spesso su temi ampi e sfidanti, come l’educazione alla felicità e le potenzialità dello sviluppo dell’intelligenza emotiva dimenticandoci che i discorsi più astratti e teorici partono in realtà dalle piccole cose del quotidiano.

Prendiamo ad esempio la parola “grazie”. Quante volte la diciamo? Non solo, magari, in segno di riconoscenza per una gentilezza concreta, ma anche per testimoniare quanto riteniamo importante la disponibilità che l’altro ha nei nostri confronti. Grazie significa, anche se spesso lo dimentichiamo, “mi ricordo che mi vuoi bene e che questo non è mai una cosa scontata”. Non si tratta dunque soltanto di un’abitudine sociale che indica mutuo rispetto, una convenzione, ma un investimento per la vita: convivere in armonia parte da piccoli gesti che insegnano la tolleranza e il giusto equilibrio nelle interazioni.

Forse in passato questo discorso era più ovvio, perché le generazioni che ci hanno preceduto non usavano queste parole solo come forma di cortesia, ma anche come investimento sui valori sociali. Oggi si pensa spesso che siano convenzioni, tant’é che capita spesso di vedere bambini e ragazzi incuranti delle più semplici norme sociali. Eppure il rispetto, la buona convivenza e, non ultimo, la gestione equilibrata delle proprie relazioni sociali partono da poche semplici parole, cui difficilmente prestiamo l’attenzione che meritano.

Educare al rispetto e alla gentilezza

Le parole contano, anche da piccoli. Ecco perchè è così importante insegnare sin da bambini le norme di cortesia: educare al rispetto significa educare all’amore. Molti genitori pensano di dover trasmettere queste norme ai bambini solo quando incominciano a parlare. In realtà, essendo il “cervello sociale” dei più piccoli estremamente ricettivo, sono importanti, oltre alla comprensione del significato dei vocaboli, anche altri stimoli dati dal tono di voce e dalle espressioni facciali.

Non dimentichiamolo ma, per crescere bambini felici occorre investire sulle emozioni e sulla reciprocità: si tratta del primo passo per la creazione di una società fondata sul rispetto e sulla tolleranza, partendo proprio da alcune parole e gesti molto piccoli. Approfittiamo della grande sensibilità in materia emotiva data dal patrimonio che i bambini portano dentro di sè. I bambini sono fisiologicamente portati a “connettersi” con gli altri, anche attraverso le attività quotidiane più banali.

La felicità nasce dai piccoli gesti

Chi viene abituato sin da piccolo ad ascoltare la parola grazie la utilizzerà a sua volta come rinforzo positivo e la interiorizzerà nelle sue relazioni con l’altro, pur non comprendendone a pieno il significato.

Piaget denominava lo “stadio dell’intelligenza intuitiva” l’età magica compresa tra i 2 e i 7 anni: si tratta di un periodo della vita dei bambini dove, pur non comprendendo a pieno il mondo degli adulti, vengono coltivati e sviluppati quotidianamente concetti come l’empatia, il senso della giustizia e, ovviamente, la reciprocità.

Paulo Freire sosteneva che “l’educazione non cambia il mondo, cambia le persone che cambieranno il mondo“. Partire da un grazie che può sembrare un’abitudine sociale ed arrivare ad un grazie che è effettivamente una forma di rispetto dell’altro rappresenta un pilastro dell’educazione: trattare gli altri con rispetto significa anche rispettare se stessi, agire d’accordo ai valori e ad un senso di convivenza basato su un pilastro sociale ed emotivo importante: la reciprocità. Allora, non ci resta che fissare qualche appunto, che sicuramente abbiamo già interiorizzato nelle nostre vite, ma che ora può rappresentare una piccola guida operativa.

Coaching creativo: alleniamo il cuore alla gentilezza

L’esercizio di oggi è molto semplice ed estremamente pratico. Ecco nove domande da porci e da porre ai bambini tutti i giorni, riflettendo sempre sulle risposte da dare:

Sei entrato in un qualsiasi posto? Saluta, dì buongiorno o buonasera.
Vai via? Rispondi arrivederci.
Ti hanno fatto un favore o dato qualcosa? Rispondi grazie.
Ti stanno parlando? Ascolta.
Senti qualcosa? Condividilo.
Non possiedi qualcosa che un tuo amico ha? Non invidiarlo.
Hai preso qualcosa che non è tuo? Restituiscilo.
Vuoi che facciano qualcosa per te? Chiedilo per favore.
Ti sei sbagliato? Chiedi scusa.