Fare il genitore: dov’è il libretto delle istruzioni?




Ognuno di noi è autodidatta nel complesso ruolo del genitore. Spesso siamo ispirati da ciò che, a nostra volta, abbiamo visto fare dai nostri genitori (nel bene e nel male), o per emulazione o per reazione. Non esiste purtroppo un manuale del “buon genitore”, un compendio di suggerimenti e consigli per crescere i figli sani, nell’amore, educati, rispettosi, sicuri di sè, felici, ecc. ecc. A volte siamo convinti di fare loro del bene e invece gli stiamo solo complicando la vita.

Spesso infatti adottiamo dei comportamenti che non danno esiti positivi, magari senza accorgercene:

  •        Coinvolgiamo i bambini nelle nostre discussioni/decisioni pensando di introdurli nel mondo reale
  •        Gli chiediamo di decidere e scegliere fin da piccoli pensando di strutturare in loro un processo decisionale efficace
  •        Li mandiamo a scuola prima del dovuto pensando di dargli un vantaggio competitivo
  •        Li proteggiamo dalle esperienze potenzialmente dolorose pensando di aiutarli a non soffrire
  •        Diamo loro delle regole tendenzialmente dogmatiche pensando di dargli saggezza
  •        Li esponiamo a molteplici stimoli pensando di farne persone multitasking fin da subito
  •        Gli diamo in mano i nostri iPad a 6 anni pensando di farne persone più sveglie e “sgamate

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Come fare a “gestire” i bambini? Impariamo a gestire noi stessi!

Per i figli, i genitori dovrebbero essere un esempio da seguire, un modello di coerenza, responsabilità, umanità e autenticità. Mamma e papà svolgono un ruolo fondamentale nella vita di un figlio: affermazione forse scontata, ma profondamente vera. Chi è genitore sa perfettamente che tra il “dire” e il “fare” c’è di mezzo … l’essere, il vissuto quotidiano. Spesso ci si sente dire: “quando avrai dei figli, capirai anche tu!”, perchè solo l’esperienza diretta fa capire la difficoltà del ruolo di genitore. Ecco perchè è importante e sfidante dire: tra “dire” e il “fare” c’è di mezzo la motivazione, il voler allenarci alla felicità come adulti, per trasferire questa positività ai più piccoli. Non vogliamo trasformare i genitori in coach professionisti, ma far riflettere su come talvolta un esempio motivante aiuti più di mille parole.IMG_0038

Alleniamoci alla felicità: cresceremo bambini più felici grazie al nostro esempio!

I figli imparano a comunicare osservando i loro genitori mentre interagiscono con il nucleo familiare o con chiunque si approcci alla sfera materna e paterna. I figli si specchiano negli atteggiamenti dei genitori, li imitano, riproponendo all’esterno tratti del carattere, comportamenti, umori, modelli di interazione.

Mamma e papà sono il punto di riferimento per eccellenza (o almeno dovrebbero esserlo) e in quanto tale è necessario che siano consapevoli e responsabili del loro ruolo, ogni ora, di ogni giorno. Il segreto risiede nella capacità di riconoscersi e riconoscere il proprio ruolo genitoriale “solo” quando serve davvero, assumendo un atteggiamento volto ad accompagnare i figli nelle loro decisioni, rendendoli consapevoli e responsabili della loro vita.

Torna utile in questo contesto citare il  “maternage”, termine che indica “tutto l’insieme delle tecniche più o meno consapevoli che la mamma, e il papà nella versione più ampia, mettono in atto nel prendersi cura del proprio figlio”. L’azione di maternage è molto conosciuta in psicologia, e viene spesso associata in quel caso ad aspetti patologici. In realtà questo termine, se utilizzato nella giusta direzione, diventa una preziosa fonte di risorsa e chiave di lettura nel Coaching moderno, anche a livello familiare.

Una mamma e un papà “coach” che gestiscono in maniera consapevole e responsabile la propria azione di maternage, diventano dei genitori “quasi” perfetti. Va ribadito il “quasi”, poiché, parafrasando Donald Winnicott: la mamma e il papà (così come il Coach) non devono essere perfetti, ma “sufficientemente” buoni.IMG_0035




Diventiamo “genitori coach”: consigli in pillole

Per allenarsi ad essere validi motivatori, esempio positivo, occorre concentrarsi sulle potenzialità dei figli, non sulle problematicità. Accanirsi su ciò che non viene fatto o detto potrebbe amplificare il problema anziché risolverlo. Occorre responsabilizzare attraverso l’arte della domanda potente. Per essere un bravo genitore coach, è necessario imparare a sospendere il desiderio invadente ed invasivo di dare risposte! Aiutiamo i nostri figli a trovare le risposte più adatte alla loro personalità e alle loro attitudini, non alle nostre. Infine, bisogna imparare la consapevolezza di noi stessi.

Ciò che siamo è in buona parte ciò che i nostri figli riprodurranno nella loro vita. E’ importante per essere una brava mamma o un bravo papà “coach”, avere equilibrio (anche se dinamico) e dimostrare coerenza. Pensiamo di essere un esempio in ogni piccolo, grande gesto compiuto e muoviamoci di conseguenza, ricordandoci che conoscere a memoria ogni modalità di dipingere non può in alcuna maniera sostituire il saperlo fare davvero. Quindi bisogna mettersi in gioco ed essere disposti a cambiare e auto analizzarci, sempre.

a cura di Alessia de Falco

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