DOBBIAMO EDUCARE AL RISPETTO, COMINCIANDO CON L’ESEMPIO

Abbiamo bisogno di educazione al rispetto. Lo dice anche la nostra Costituzione, all’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale“.

Ma come progettare un intervento di educazione al rispetto? Un tentativo è quello condotto dal ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, che nel 2017 ha stanziato 5,9 milioni di euro da destinare proprio allo sviluppo di progetti legati all’educazione al rispetto. Qui potete leggere il documento contenente il piano nazionale.

Eppure, c’è uno strumento più efficace di qualsiasi progetto per trasmettere il valore del rispetto: stiamo parlando dell’esempio. L’esempio che ciascun genitore e ciascun insegnante offre ai suoi figli e ai suoi studenti è la chiave per un apprendimento di qualità. L’esempio è uno strumento a costo zero, che chiunque può utilizzare e diffondere. Proviamoci. Prova anche tu: mettiti in cammino per diventare un esempio di rispetto.

Il rispetto è il precursore di una società aperta ed inclusiva: un ambiente in cui regna il rispetto è favorevole allo sviluppo di una comunità solidale, in cui  anche i più deboli e i più piccoli riescono a trovare il proprio spazio. La società dell’odio e della discriminazione, al contrario, favorisce solo i potenti (sia il loro potere economico o politico).