Autonomia, autostima e creatività dovrebbero essere valori chiave degli educatori contemporanei, ed effettivamente lo sono. Pare, tuttavia, che più ci affanniamo ad inseguire l’educazione all’autonomia e all’autostima e più queste fuggano dai nostri ragazzi.
È interessante, a questo proposito, l’articolo di Elisabetta Ambrosi per “Il Fatto Quotidiano”: si parla di genitorialità intensiva, termine apparentemente complesso ma che sottende un concetto semplicissimo: ci preoccupiamo troppo per i nostri figli. Dedichiamo loro troppe attenzioni, troppo tempo e troppo denaro, con effetti opposti a quelli desiderati.

In particolar modo, finiamo per privare i ragazzi di quel grado di libertà che è necessario per costruirsi un’identità, per imparare a vivere e superare i piccoli problemi della quotidianità. Dall’articolo citato riprendiamo le parole del pedagogista Benedetto Vertecchi: “Molto critico anche il professor Vertecchi: “Paradossalmente la generazione precedente era molto più libera di quella attuale, anche di girare per le strade. Oggi invece sembra che la preoccupazione principale sia quella di non lasciargli un minuto libero, tanto che c’è da chiedersi come possano sviluppare qualcosa che non sia il risultato di un condizionamento dei genitori”. Cosa si potrebbe fare, allora? “Senza dubbio”, conclude Vertecchi, “sarebbe opportuno rispolverare l’educazione negativa teorizzata da Rousseau, ossia limitarsi a stare attenti che i bambini non si facciano male, invece di considerarli come un valore da non lasciare mai incustodito. Anche perché chi sostiene la necessità della presenza continua dei genitori non spiega le ragioni scientifiche per cui tale presenza ininterrotta sarebbe necessaria. Né quali benefici realmente porti”.

Secondo noi, questo conflitto educativo nasce dalla complessità del mondo in cui viviamo: l’eccesso di informazioni in entrata (così come la richiesta continua di nuove informazioni) intacca il fondamento più prezioso dell’educazione: l’equilibrio. Crescere un figlio è questione di equilibrio tra spinte opposte e contrarie. Vale per l’autonomia, per l’autostima e per la creatività: a volte è bene assistere e accompagnare i ragazzi, mentre altre volte dobbiamo lasciarli soli. A volte è giusto preoccuparsi per loro, altre volte no. Il nostro compito è imparare a navigare in questo mare incerto.

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