Genitori, alleniamoci a credere in noi stessi: cresceremo bambini felici

Consigli e trucchi di sopravvivenza per imparare ogni giorno ad essere motivati e felici. Vi hanno detto che la buon’anima della Montessori insegnava l’autonomia. Vero. Che Goleman ha svelato al mondo i segreti dell’intelligenza emotiva. Vero anche questo. Vi hanno addirittura raccontato le sei regole d’oro per far mangiare le zucchine alle sette e mettere a letto i bambini alle nove sorridenti e radiosi come angeli. Vi hanno ricordato che i videogiochi fanno male, che bisogna portare i bambini al parco una volta al giorno insieme al cane, che devono dipingere e leggere fiabe danesi strappalacrime.

E’ stato tutto bellissimo ed istruttivo. Ora facciamo sul serio e diventiamo genitori coach. E allora la Montessori non serve?

Finora nessuno ha osato pronunciare il mantra che, dal giorno in cui siamo entrati in casa con il nostro fagottino, ci ripetetiamo tutti i giorni: “Cavolo se è difficile!”.
Nessuno ci ha detto la verità quando abbiamo deciso di mettere su famiglia: sarà complicato. Sarà faticoso. Non sempre sarà bello come lo avevate immaginato. Lo sapevamo, implicitamente, perché abbiamo visto le rughe solcare il volto dei vostri genitori negli anni, le amiche con le occhiaie dopo le notti insonni, i matrimoni saltare peggio che i petardi a Capodanno.

Ma solo dopo averci sbattuto la testa abbiamo scoperto che quelle difficoltà nascondono un grande segreto: si cresce insieme ai propri figli. E l’unico modo per dirsi felici è accettare questa verità: noi, con loro, siamo bambini che crescono ogni giorno. Impariamo allora a farlo al meglio con qualche spunto di riflessione e mirato.

Diventiamo coach di noi stessi. Saremo pronti ad essere allenatori emotivi dei nostri figli.

Prima domanda (da non fare): sono un bravo genitore? Partiamo da una domanda che non deve essere mai fatta. Nessuno qui vi sta chiedendo se vi sentite bravi o cattivi genitori. Nè ve lo chiederà mai.
E il motivo è semplice: non serve saperlo. Anzi, meno ci pensiamo, meglio è. In questo spazio chiediamo di pensare a noi stessi, soltanto a noi. Siamo uomini e donne, non dimentichiamolo, prima che genitori.

Prima lo capiremo, prima faremo nostra l’educazione alla felicità. Vogliamo aiutarvi a intraprendere un percorso incentrato su voi stessi, prima che sui vostri bambini. Crediamo che per rendere i concetti di empatia, resilienza, intelligenza emotiva parte del nostro bagaglio di competenze e risorse, si debba lavorare su di sé.

Chiediamoci se siamo felici, prima di pensare alla felicità dei nostri bambini. Domandiamoci se ci manca qualcosa e come raggiungerlo. Interroghiamoci su come cambieremmo la nostra vita. E facciamolo. In famiglia, sul lavoro, con i figli.

Ecco qualche spunto di riflessione e, per chi lo vorrà, un po’ di palestra delle emozioni da sperimentare insieme. Ultima dritta: parliamo, raccontiamoci e ascoltiamo. Noi vi proponiamo quotidianamente spunti di riflessione. Ma, se ci sono dubbi, chiedete senza paura.

L’educazione non cade dall’alto, ma si costruisce giorno dopo giorno. Cresciamo insieme ai nostri figli, non dimenticatelo. Come faccio ad insegnare la felicità al mio bambino? Ogni giorno, cara mamma o caro papà che ci leggi, alzati facendoti una domanda: cosa mi piacerebbe fare oggi? Questo prima ancora di chiederti cosa potrebbe piacere al tuo bambino. Ci sforzate di leggergli fiabe, di creare con loro, di dedicargli tempo. Spesso sacrificando (con gioia chiaramente) il nostro. Eppure non sempre siamo soddisfatti, spesso ci assale l’ansia di non fare abbastanza, di non essere all’altezza. Ecco, è arrivato il momento di imparare ad accettare la propria imperfezione. Tanto nessuno di noi è perfetto e ai bambini non interessa affatto (agli adulti che ci vogliono bene nemmeno).

Per crescere insieme, occorre trovare la quadra tra la propria felicità e quella dei propri figli. Mentre spesso ci dimentichiamo di noi stessi, nella frenesia di dare più che possiamo ai bambini. Riscopriamoci. Solo così i bambini scopriranno la felicità che è in loro. Riflettendosi nella nostra.

SPUNT-ESERCIZIO: lavoriamo con la tecnica del pomodoro

Qui vi proponiamo un esercizio, molto breve. Provate a farlo e scommettete sui voi stessi e sulla capacità di mantenere l’obiettivo, Si chiama tecnica del pomodoro: recuperate un timer da cucina (vi concediamo che non sia necessariamente un pomodoro). Puntatelo per dieci minuti, Ricordatevi che in quel lasso temporale esistete solo voi. Dimenticatevi del resto. Sembra una banalità. Ma è il primo passo verso l’autoconsapevolezza: ho dieci minuti in cui non sono mamma. Non sono papà. Sono soltanto io. Fatevi aiutare dall’altro genitore, se siete a casa con i bambini. O sperimentate quando siete soli. Dieci minuti non sono un’eternità.

Ma autoimporvi di ritagliarvi questo tempo è il primo segno di amore per voi stessi. Seguirà l’amore per i vostri figli, reso più armonioso dal vostro benessere.

a cura di Alessia de Falco

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