I genitori sono lasciati soli: ecco perché l’educazione fallisce

Il ruolo dei genitori è fondamentale per quanto riguarda la prevenzione e ancor più per predire il successo scolastico dei figli. Elementi come lo stile educativo della madre e del padre, l’ambiente socio-culturale di provenienza, il livello di coesione familiare e gli atteggiamenti educativi permettono di predire il livello di apprendimento di un bambino nel 70% dei casi (lo hanno rivelato i ricercatori Pourtois e Desmet in un noto studio del 1994). Oggi imputiamo i risultati scadenti nelle prove standardizzate alla scuola, ma si trascura un dato fondamentale: la famiglia influenza il grado di apprendimento dei figli in misura maggiore della scuola. L’educazione famigliare costituisce le uniche fondamenta sulle quali l’istruzione scolastica può prosperare.

Eppure, i genitori vengono lasciati soli. Nel nostro paese i genitori non sono aiutati ad acquisire consapevolezza e a formarsi. Non hanno nessun professionista con cui confrontarsi nel momento del bisogno e la manchevolezza delle istituzioni è notevole. Alle famiglie rimangono solo tre strade da percorrere: rivolgersi agli istituti religiosi, chiedere aiuto ai nonni e agli altri parenti o intraprendere percorsi di consulenza pedagogica e educativa a pagamento (il cui costo, solitamente, è insostenibile per una famiglia media).
Interventi precoci e continuativi nel campo dell’educazione familiare, potrebbero rispondere in modo particolarmente efficace ai bisogni della nostra società: dalla qualità dell’apprendimento alle relazioni tra i membri della famiglia, fino a limitare l’esposizione alle tecnologie digitali e a costruire reti che permettano ai bambini di interagire con i propri coetanei.  Quest’educazione familiare dovrebbe partire dall’analisi di ciascun genitore, dei suoi bisogni e delle sue aspettative, della sua personalità e dei suoi obiettivi. Offrendo alcuni spunti operativi per la gestione dei bambini, supervisionando le pratiche educative e valorizzando il genitore, il professionista dell’educazione potrebbe rivoluzionare la vita in famiglia.
L’obiettivo non è quello di costruire un “genitore perfetto”, ma un genitore riflessivo, un “adulto che, partendo dalla propria operatività, quindi dalle interazioni concrete con gli altri membri della famiglia, dall’esperienza quotidiana di eventi e conversazioni che producono effetti, elabora un pensiero sul proprio ruolo di educatore, sui desideri e sui bisogni che lo fondono, sui vincoli e le possibilità che (in quella specifica famiglia) incontra” (Laura Formenti, 2001).

Negli ultimi anni, internet ha offerto alle famiglie un numero impressionante di risorse educative “fai da te”, indicazioni, linee guida e proposte pedagogiche; la qualità non è sempre elevata, ma è possibile reperire un gran numero di risorse sufficientemente autorevoli, che però necessitano di una cornice organica. Quella cornice è l’educazione famigliare, che ad oggi è la grande assente nella nostra società.
Se vogliamo aiutare davvero i genitori – risolvendo le loro difficoltà, quelle dei bambini e quelle della scuola – dobbiamo impegnarci in un percorso di costruzione di questo campo, dobbiamo elaborare un modello che possa aiutare davvero i genitori e renderlo accessibile a tutti.

FONTI

  • F. Cambi et al., Le professionalità educative. Tipologia, interpretazione e modello, Carocci, 2003