Tra i diritti fondamentali dei bambini troviamo il diritto al gioco e il diritto al tempo libero, due diritti che oggi sono decisamente a rischio.

Il diritto al gioco, per fare un esempio, non equivale ad un “diritto ad avere dei giocattoli”: questi sono accessori che non hanno nulla a che vedere con il gioco in sé. Diritto al gioco significa avere tempo per giocare, spazi adeguati per farlo e la possibilità di incontrarsi con amici e coetanei che, per l’occasione, si trasformeranno in compagni di gioco. Quanti di noi, onestamente, sono in grado di garantire questo diritto ai propri bambini? Quanti si battono per farlo? Il diritto al gioco, specialmente nelle grandi città, rischia di diventare utopia.

Anche il diritto al tempo libero non naviga in acque tranquille: assistiamo infatti ad un fenomeno di programmazione dell’infanzia, in cui il tempo extrascolastico diventa uno slalom tra corsi sportivi, d’arte e di lingue.

COACHING CREATIVO: ALLA SCOPERTA DEI GIOCHI DI UNA VOLTA

Per promuovere l’importanza di questi due diritti fondamentali dell’infanzia possiamo provare con un esercizio che ci permette di acquisire consapevolezza dei giochi e del tempo del gioco. Lo proponiamo come attività da svolgere in classe, ma risulterebbe ugualmente efficace se svolto in un gruppo di animazione o con un piccolo gruppo di bambini. Chiediamo ai bambini di stilare un elenco di giochi liberi, ovvero di giochi che potrebbero fare da soli, senza la presenza di un adulto o di un animatore. Per ciascun gioco, chiederemo di individuare lo spazio necessario a praticarlo e la durata di una partita.

Dopo aver compilato l’elenco, chiederemo ai bambini di provare ciascun gioco e di stendere poi una breve recensione. Questa fase richiederà di individuare dei tempi per ciascun gioco. Qualcuno di essi si potrà sperimentare durante l’intervallo (se la scuola ha spazi adeguati al gioco libero), qualcun altro sarà necessariamente delegato al tempo extrascolastico e alle famiglie. Naturalmente, tra gli obiettivi di questo esercizio c’è proprio quello di far comunicare le famiglie tra loro, in modo tale da renderle partecipi nel processo di costruzione del diritto al gioco e del diritto al tempo libero dei bambini.

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