I bambini, lo Zen e l’introspezione

Qualche giorno fa abbiamo recuperato un libro di poesie Zen (Poesie Zen, Newton Compton, 2010). L’abbiamo trovato quasi per caso, senza il minimo sospetto che un testo del genere potesse piacere ai bambini.
Eppure, ha riscosso un grande successo: ci siamo trovati a snocciolare poesie come indovinelli, alla ricerca di un senso in ciascuna di esse, capace di risvegliare ricordi, emozioni e armonia.
Queste poesie hanno una piccola pretesa, quella di riconnettere il lettore con la sua vera natura. Come sottolinea la scrittrice Rossana Campo, che ha curato l’introduzione: “Il fatto è che spesso la nostra vera natura è ricoperta da idee ricevute, paure, pensieri economici, aspettative, piccoli film mentali. Dall’idea che dobbiamo essere efficaci, belli, perfetti. “Quando noi siamo staccati dalla nostra vera natura” diceva il maestro Zen, “allora abbiamo paura. Quando intuiamo che invece siamo una cosa sola col fiume, col cielo, con l’universo, lì siamo in pace”.
Si tratta di un pensiero familiare: quante volte ci troviamo a parlarne a genitori, insegnanti e educatori? In fondo, l’educazione è prima di tutto educazione alla vita, educazione al benessere e alla consapevolezza di sé.
E così, queste poesie brevi si sono trasformate in parole per giocare e per riflettere. La poesia-meditazione che ha attirato, per prima, l’attenzione dei bambini è questa:

Senza cadere, senza ignorare; 
Un paio di anatre mandarine
Si posano, dondolano, dappertutto.

Come interpretare questi tre versi? I bambini sono maestri in quest’arte e, forse, è proprio per questa ragione che le poesie Zen hanno riscosso tanto – e inaspettato – successo.
Tornando all’introduzione, “Lo spirito Zen è un modo per farvi prendere coscienza di voi stessi, per superare le parole […]. Per andare a caccia di quella che è la nostra mente originaria. La nostra natura autentica. Quello che gli psicanalisti junghiani mi pare chiamino il Sé profondo. 
Lo scopo di tutti gli insegnamenti Zen è di portarci lì. A interrogarci, a provare a fare questo salto e percepire la nostra vera natura. La natura profonda. […] La natura profonda contiene la nostra storia, proprio la nostra piccola scalciata storia, figli di nostra madre e nostro padre, fratelli e sorelle dei nostri fratelli e sorelle. Con i nostri difetti, i nostri slanci, i dolori, e in più qualcosa che è di tutti”.
Introspezione: così chiamiamo questo processo in occidente. Processo che vanta una nobile tradizione, avviata dalle scuole filosofiche classiche, coltivata con cura in età romana e sopravvissuta nei secoli.
I bambini amano profondamente l’introspezione: per loro è un gioco, non hanno la pretesa – e forse le risorse, anche se su questo ci sarebbe da ragionare più a fondo – di fare sul serio. Eppure, le loro riflessioni sono spesso più serie e profonde di quelle che noi adulti riusciamo ad articolare.
Concludiamo con un’altra poesia sulla quale ci siamo fermati a riflettere:

Vento forte, fredda luna,
Un lungo torrente attraversa il cielo.
Nessuna ombra oltre il cancello – 
Quattro lati, otto direzioni.