I pensieri diventano cose: scegliete quelli giusti

Knight L. (1913). Sulle scogliere. Collezione privata

In questa lettura partiamo dalle parole di Friedrich Nietzsche per “smascherare” la vera essenza di ottimismo e pessimismo: si tratta solo di categorizzazioni vuote, se l’uomo, con la sua volontà, si impone di cambiare le cose ed affrontare la vita senza l’alibi della passività o dell’apatia.

Tratto da: Nietzsche, F. (1878). Umano troppo umano

Basta con le parole «ottimismo» e «pessimismo», abusate fino al disgusto! Poiché di giorno in giorno manca sempre più la ragione di usarle; solo i chiacchieroni ne hanno ancora oggi cosi indispensabilmente bisogno. Giacché, per quale ragione al mondo dovrebbe qualcuno voler essere ottimista, se non ha da difendere un Dio che deve aver creato il migliore dei mondi, se egli stesso è la bontà e la perfezione?

Ma quale pensatore ha ancora bisogno dell’ipotesi di un Dio? Manca, però, anche qualsiasi motivo per una professione di fede pessimistica, se non si ha interesse a far arrabbiare gli avvocati di Dio, i teologi o i filosofi teologizzanti, e a porre con forza l’affermazione contraria : che il male governa, che il dolore è più grande del piacere, che il mondo è un’abborracciatura, il prodotto di una malvagia volontà di vita.

Ma chi ancora oggi si cura dei teologi – all’infuori dei teologi? Prescindendo da ogni teologia e confutazione di essa, è chiaro come il sole che il mondo non è né buono né cattivo, e meno ancora il migliore o il peggiore, e che questi concetti di «buono» e «cattivo» hanno senso solo se riferiti agli uomini, e anzi forse neanche qui sono giustificati nel senso in cui vengono comunemente impiegati: della concezione del mondo denigratoria o esaltatrice, dobbiamo in ogni caso sbarazzarci.