I ragazzi di oggi sono sempre meno empatici

Gli studenti di oggi sono sempre meno empatici rispetto a quelli degli anni ’80 e degli anni ’90. A dirlo è uno studio dell’Università del Michigan, che ha analizzato il grado di empatia di 14.000 studenti negli ultimi 30 anni.
Il calo più drammatico nel grado di empatia degli studenti si è registrato dopo gli anni 2000, con una caduta libera di oltre 40 punti percentuali.

I ragazzi oggi sono profondamente diversi dal passato: sono estremamente centrati su di sé, sono narcisisti, competitivi, individualisti e molto sicuri di sé. Eppure, esiste una differenza importante tra la sicurezza di sé, che pone se stessi in contrasto con gli altri, e l’autostima, che valorizza il singolo ma senza metterlo in competizione con l’ambiente sociale che lo circonda. Gli studiosi hanno coniato il termine “Generation Me” per descrivere le nuove generazioni degli ultimi decenni e non sorprende che questa forte centratura su se stessi si accompagni alla svalutazione degli altri.

Ma perché l’empatia è diminuita così tanto? Gli studiosi stanno analizzando più di un’ipotesi ed è probabile che i fattori in gioco siano molteplici: per cominciare, negli ultimi anni è aumentato il tempo di esposizione ai media (TV, digitale, social media) e si calcola che i giovani oggi dedichino a questi media tre volte tanto tempo rispetto ai coetanei di trenta o quarant’anni fa. Specialmente i social media potrebbero rivestire un ruolo importante in questo senso.
Un’altra causa probabile è il mondo molto selettivo in cui viviamo: la competizione è penetrata a fondo nel tessuto sociale (dall’economia alla ricerca) e le aspettative di successo sono molto più alte oggi rispetto a quanto non lo fossero quarant’anni fa. Oggi trovare un lavoro, acquistare una casa e vincere un concorso è molto più difficile del passato: la selezione si è fatta sempre più severa.
Eppure, tra queste aspettative altissime e la realtà c’è una frattura incolmabile: il numero di persone che “delude le aspettative” supera di gran lunga chi riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati.
E proprio in questi nuovi ultimi nascono il malessere, la rabbia e l’isolamento. Chi rallenta viene lasciato indietro e non è facile trovare amici sinceri che abbiano il tempo di ascoltarci e sostenerci.

Se vogliamo assicurare ai nostri figli la possibilità di una vita felice, dobbiamo operare un vero e proprio cambio di paradigma, una rivoluzione dello stile di vita all’impronta della sostenibilità psicologica dell’esistenza umana.

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BIBLIOGRAFIA
https://news.umich.edu/empathy-college-students-don-t-have-as-much-as-they-used-to/