I REGALI? EDUCANO AL MATERIALISMO

gentilezza e materialismo

La riflessione di oggi nasce da uno studio di qualche anno fa, che si concentrava sulla relazione che intercorre tra i regali ricevuti dai genitori e il materialismo dei figli, una volta diventati adulti. Lo studio si intiola “Material Parenting: How the Use of Goods in Parenting Fosters Materialism in the Next Generation” (2015, Marsha L. Richins Lan Nguyen Chaplin). Puoi leggerlo gratuitamente online, in lingua inglese.

Da sempre sosteniamo che l’educazione dovrebbe essere immateriale, fatta di affetto e tempo donato (sì, anche di regole): questa ricerca ha offerto solide basi scientifiche a questo pensiero. I ricercatori hanno dimostrato che i bambini cresciuti in una famiglia che tende a ricompensarli esclusivamente attraverso regali e beni materiali, una volta adulti, daranno una grande importanza ai beni materiali e tenderanno a riprodurre lo schema appreso dai propri genitori.

Lo studio offre una prospettiva interessante ai genitori: sforzarsi di rendere felici i propri figli “a suon di regali” influenza la loro percezione della realtà e, senza volerlo, rischia di trasformarli in adulti materialisti. La persona materialista è quell’individuo che misura il suo successo e il suo grado di benessere utilizzando come metro di riferimento il numero e la tipologia di beni che possiede; allo stesso modo, il materialista giudica gli altri in base a ciò che possiedono.

Ma il materialismo, sottolineano gli scienziati, non è solo una questione di punti di vista. Da un punto di vista psicologico e personale, gli adulti materialisti soffrono di scarso benessere, ma anche di problemi familiari e finanziari. Da un punto di vista ambientale, il materialismo produce pratiche e consumi non sostenibili.

In sostanza: se al concetto di regalo sostituissimo quello di dono (che è per sua definizione qualcosa di immateriale, tempo donato prima che “qualcosa” donato) basterebbe una sola generazione ad invertire la tendenza. La società materialista non si combatte con la privazione, ma con la riscoperta del tempo donato e del piacere che questo atto gentile sa offrire.

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