Nel 1993 la NASA contattò il Dott. George Land e la Dott. sa Beth Jarman affinché sviluppassero un test per misurare la creatività dei propri ingegneri e degli scienziati che lavoravano nelle basi missilistiche.
Il test fu realizzato con grande precisione e si rivelò uno strumento efficace per analizzare il potenziale creativo delle persone. Tuttavia, gli scienziati, incuriositi dal concetto di creatività, provarono a sottoporre lo stesso test a un gruppo di bambini. Il risultato fu che il 98% di loro ottenne un risultato sufficiente per definirli dei veri e propri geni creativi.
Il test venne ripetuto all’età di 10 anni: la percentuale di “geni” era scesa al 30%. A quindici anni erano solo il 12%. Una volta diventati adulti, la percentuale raggiunse il minimo: solo il 2% dei bambini sottoposti al test risultava ancora creativo.

Com’è possibile questo calo repentino e drammatico? I fattori che Land e Jarman considerano come principali responsabili della morte della creatività sono il sistema scolastico e l’educazione. Entrambi, infatti, lavorano quasi esclusivamente sul pensiero logico razionale, il cosiddetto pensiero convergente. Non solo: il pensiero divergente viene soppresso, dal momento che viene ritenuto inutile ai fini del successo scolastico. In altre parole, i bambini nascono dotati di un forte pensiero creativo mentre il pensiero non-creativo è una forma di pensiero appreso.

La creatività, in ogni caso, non è un numero scritto nero su bianco: si può allenare. La potenzialità più straordinaria del nostro cervello è la plasticità. Tutti noi possiamo migliorare, giorno dopo giorno. Puoi cominciare subito, con un esercizio suggerito dai due scienziati che hanno realizzato il test di cui abbiamo parlato. Non devi fare altro che prendere una forchetta e pensare ad almeno 25-30 modi per migliorare questo semplice strumento. Prova a rispondere insieme ai tuoi bambini: ne verrà fuori una bella palestra creativa.

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